Il Saluto, di Matt Norman

Esattamente cinquant’anni fa, per la precisione il 16 ottobre 1968, i due atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos salivano sul podio dei 200 metri piani maschili, alle Olimpiadi di Città del Messico, per ricevere rispettivamente la medaglia d’oro e di bronzo. Com’è ormai più che noto, durante l’inno americano i due chinarono il capo e alzarono un braccio al cielo, con le mani guantate di nero chiuse a pugno a ricordare il simbolo del Black Power, in segno di protesta contro la segregazione razziale negli USA. Il gesto che ammutolì in un sol colpo l’intera platea presente, diede poi vita a uno degli scatti più iconici del novecento, in memoria di uno dei più grandi esempi della lotta degli afroamericani per l’uguaglianza dei diritti civili. Insieme a loro su quel podio, vincitore della medaglia d’argento, c’era l’australiano Peter Norman, che decise di sostenere pubblicamente la causa di Smith e Carlos indossando la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights. È la sua la storia che andava raccontata, quella dello straniero bianco, di un paese in cui la segregazione razziale era altrettanto forte, che scegliendo di seguire i propri principi etici e morali, mise di fatto fine alla propria carriera sportiva. A raccontarlo al mondo è suo nipote Matt Norman, spinto dal desiderio di far conoscere questa storia da un punto di vista mai preso in esame dalla cronaca, quello intimo e umano dei suoi protagonisti, ed in particolar modo di suo zio, spesso troppo dimenticato. Questa la novità di base insita ne Il Saluto, che si ripercuote anche nell’approfondimento delle dure conseguenze che i tre atleti hanno dovuto subire, in seguito all’accaduto, una volta tornati a casa, praticamente esiliati da tutto il mondo sportivo, eppure immortali nella coscienza collettiva di tanti cittadini afroamericani a loro eternamente riconoscenti.

Il contributo appassionato di Matt Norman, pur presentando un importante lavoro di reperimento delle immagini d’epoca, le quali ripercorrono le Olimpiadi e più in generale i turbolenti anni sessanta delle proteste sociali, costruisce tutte le sue fondamenta sulle parole delle voci poco ascoltate di suo zio Peter, di Smith e di Carlos. Al racconto della cronaca vera narrato dall’attore americano Christopher Kirby in originale (e doppiato nell’edizione italiana da Alessandro Rossi), Norman aggiunge infatti le interviste ai protagonisti diretti dell’accaduto, che riunisce fisicamente lui stesso per la prima volta dopo i fatti del 1968. Qui ricostruisce le origini alla base dei loro pensieri, delle loro ideologie, fondendo poi loro interventi pubblici alle interviste casalinghe. La differenza con altri documentari di stampo simile, infatti, sta in una scelta di montaggio priva di un’apparente unità di tempo e luogo, con le parole dei protagonisti riprese continuamente in diverse occasioni, inquadrandoli ora in gruppo ora da soli. Ciò che ne esce fuori, però, è più chiaro che mai: un forte sentimento di unione per aver preso parte, insieme, a qualcosa di irripetibile; un’atmosfera di divina provvidenza, come se una mano invisibile li avesse fatti giungere tutti e tre su quel podio in quel preciso momento della Storia; ma soprattutto un commovente orgoglio personale, mai evidentemente scalfito nel corso anni, nonostante le rovinose conseguenze per ciascuno di loro.

Il regista, inoltre, impreziosisce il proprio lavoro di ricostruzione storica, dando voce anche ad opinioni di altri atleti, avverse al “Black Salutecontrarie all’idea di portare la politica nello sport. Nessuno, si fa notare, si ricorda della grandissima prestazione di Peter Norman, che segnò un record australiano rimasto imbattuto per ben 40 anni, tantomeno quelle altrettanto straordinarie di Smith e Carlos, che dominarono letteralmente quei giochi. Si consuma allora tutta qui la dialettica de Il Saluto, che si presenterà pure come un documentario forse anacronistico nella messa in scena (d’altronde il film è stato completato e distribuito da Matt Norman nel 2008), considerando soprattutto la forte evoluzione del genere documentaristico negli ultimi anni, ma è capace comunque di offrire dalla sua un’integrità artistica e morale senza tempo. Riesce così a trovare tutta la sua drammatica efficacia nella potenza dell’epica sportiva che circonda l’evento, una storia vera di eroi reali e immortali, allo stesso tempo meravigliosamente umani. E a pochi giorni di distanza dall’uscita di Blackkklansman di Spike Lee nelle nostre sale, è forse anche il caso di constatare che di storie vere così ne abbiamo sempre bisogno.

 

Titolo originale: Salute 
Regia: Matt Norman 
Interpreti: Peter Norman, Tommie Smith, John Carlos
Distribuzione: Viggo S.r.l. 
Durata: 91′ 
Origine: Australia, 2008