"Il segreto di Esma", di Jasmila Zbanic

La regia lascia spazio alle relazioni e ai volti, unico varco sul baratro della dignità sottratta e dell'amore incondizionato. Più di tutto è il montaggio che cuce/svela le contraddizioni di un'interiorità borderline, impenetrabile ma che affiora per frammenti, solo suggeriti ma implacabili nei confronti dello spettatore

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Si esce da Il segreto di Esma con la sensazione che raccontare certe storie sia possibile solo attraverso il cinema. Ecco allora che Jasmila Žbaniæ scende in profondità in una storia privata e unica, senza però mai perderne la dimensione di dramma collettivo. Storia individuale e corale, con i carrelli che iniziano e chiudono il film passando su corpi, sguardi e semplicemente parti di corpi e di sguardi che mai si mostreranno interamente, perché gliene è stata tolta la possibilità. Il segreto di Esma mostra con dignità la sofferenza, senza mai cadere né nel pietismo né nella rivendicazione, senza pietà, come non ne ha la realtà quotidiana, a tutto tondo sulle infinite sfaccettature e ricadute del trauma e del dolore. Schizza efficacemente la psiche elementare e crudele di un'adolescente. Sceglie vie simboliche (l'arma in mano a Sara, la figlia che Esma ha concepito in seguito a uno stupro) e totalmente realistiche (i colpi di Esma sulla figlia, nella stessa scena) per rappresentare una violenza che viene a galla da un abisso di passato, un po' alla volta e in crescendo, prima al lavoro, poi a scuola, fino a casa, alla rivelazione/esplosione. Opera prima equilibrata e coerente, diaristica nei silenzi, nei tempi dilatati e nelle pause che tanto la accostano alla realtà della vita quotidiana. La regia lascia spazio alle relazioni e ai volti, che – segnati, silenziosi, increspati solo per un brevissimo attimo – sono l'unico varco sul baratro della dignità sottratta e dell'amore materno incondizionato. Più di tutto è il montaggio che cuce/svela le contraddizioni di un'interiorità borderline, impenetrabile ma che affiora per frammenti, solo suggeriti ma – e qui sta il talento della regista e della protagonista Mirjana Karanoviæ (interprete di Papà è in viaggio d'affari, Underground, Go West) – implacabili nei confronti dello spettatore: gruppi di donne e branchi di trote, il sesso esibito in discoteca, il corpo circondato di difese invisibili, gestuali, invalicabili; e soprattutto il conflitto/accostamento tra, da una parte, lo spazio privato di Esma, in cui pesano lo strazio della donna e l'onnipresenza e impunità del colpevole, e che paradossalmente è davvero vissuto dalla protagonista solo nel pubblico di un autobus, di un locale, di una strada; e dall'altra lo spazio dell'amore per la figlia (Luna Mijoviæ, al suo debutto cinematografico), amore dove per ulteriore paradosso l'intimità della casa/famiglia nasconde la più ingombrante delle verità.

Titolo originale: Grbavica


Regia: Jasmila Žbaniæ


Interpreti: Mirjana Karanoviæ, Luna Mijoviæ, Leon Luèev, Kenan Æatiæ, Jasna Beri


Distribuzione: Istituto Luce


Durata: 90'


Origine: Austria/Bosnia-Erzegovina/Germania/Croazia, 2006

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