"Il sospetto”, di Thomas Vinterberg

il sospetto
Difficile capire da che parte stare. Inizialmente sembra davvero un nuovo corso del regista danese. E il protagonista Madds Mikkelsen, premiato a Cannes come miglior attore, è bravissimo. Poi tutto quello che era rimasto nell’ombra diventa evidente e lo sguardo degli altri è ripetuto e sovraccaricato

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jagtenNon si può nascondere che il tema affrontato in Il sospetto tocca direttamente ed è per questo che l’impatto emotivo potrebbe ingannare.  Al centro ci sono ancora ‘zone oscure familiari’, una linea che ha attraversato l’opera del cineasta danese da Festen a Riunione di famiglia fino a Submarino. E stavolta il suo cinema sembra essersi  depurato da quelle tracce Dogma di cui, anche se in modo meno consistente, si era spesso portato dietro le tracce. Stavolta la storia conta sulla forma, il suo sguardo scende nell’abisso parallelamente al suo protagonista. Lui è Lucas, ha circa 40 anni, è divorziato e la moglie non gli vuole far vedere il figlio adolescente Marcus. Lavora nell’asilo nido locale e ha da poco iniziato una nuova relazione. La sua esistenza però cambia all’improvviso quando. Una bambina, Klara, figlia dei suoi amici più cari insinua qualcosa. Una piccola bugia, un flebile sospetto che poi si espande a macchia d’olio e trasformano la sua vita in un inferno.

Difficile capire dove stare. Da una parte sembra davvero l’inizio di un altro cinema da parte di Vinterberg e il protagonista, Madds Mikkelsen (attore protagonista per Nicolas Winding Refn visto, tra gli altri, anche in Casino Royale e recentemente in I tre moschettieri) è bravissimo ed è stato meritatamente premiato al 65° Festival di Cannes come miglior attore protagonista. Non c’è distanza tra la macchina da presa e Lucas. Si sente quello che prova, si avverte il suo isolamento, spinge da dentro la sua rabbia implosa. Tutta la parte iniziale che gioca sull’ambiguità tra sospetto e verità è apparsa decisamente riuscita. Così come gli scatti nervosi (la caccia al cervo, lo sputo del figlio di Lucas a Klara, il sasso contro la finestra) creano una costante tensione. Cosa c’è che non va allora? Lo stacco tra una parte iniziale più autentica e un'altra decisamente più costruita, dove emerge anche una certa furbizia dove Jagten prima seduce e poi in qualche modo abbandona. Tutto quello che prima era rimasto nell’ombra poi diventa evidente. E questo è visibile quando il numero di situazioni inizia ad aumentare a dismisura. Mikkelsen diventa come il corpo martoriato del cinema di Refn che alla fine esce dal silenzio ed esplode. L’accumulo in questo caso crea ingorgo (il ritorno/vendetta nel supermercato) e Vinterberg calca la mano. In questa maniera spreca anche un’altra potenziale traccia sotterranea, ossia la reazione dei bambini quando lo vedono alla messa della vigilia di Natale, limitandosi all’ossessivo sguardo degli altri che finisce per diventare  ripetuto, sovraccaricato, come una buona idea di cinema che, una volta visto che funziona, si ricicla per tutto il film.

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Titolo originale: Jagten

Regia: Thomas Vinterberg
Interpreti: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm, Susse Wold, Anne Louise Hassing, Lars Ranthe, Alexandra Rapaport, Ole Dupont
Distribuzione: Bim
Durata: 115'

Origine: Danimarca, 2012

 

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