Il trailer del nuovo film di Almodóvar e le prime reazioni in Spagna
Amarga Navidad uscirà il 21 maggio nelle sale italiane per Warner Bros. Pictures. Per la critica spagnola è un autoritratto sofisticato e di brutale onestà
L’uscita dal 20 marzo nelle sale spagnole di Amarga Navidad ha segnato il ritorno di Pedro Almodóvar con il suo 24esimo lungometraggio, una tragicommedia già acclamata dalla critica nazionale, seppur con alcune riserve. Dopo le avventure anglofone, il fallimento di Madres Paralelas e l’ultimo La stanza accanto, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia, il regista torna in Spagna e nel mondo dell’autofiction. Il film uscirà nelle sale italiane dal 21 maggio, distribuito da Warner Bros. Pictures. Racconta la storia di Elsa (Bárbara Lennie), una regista pubblicitaria che tenta di rifuggire dalla morte della madre. Le sue vicende, ambientate nel passato, si intrecciano con quelle nel 2025 dello sceneggiatore e regista Raúl Durán (Leonardo Sbaraglia) che si ritrova a vivere una crisi creativa mentre cerca di scrivere il suo nuovo film. Elsa si rivela dunque una proiezione di Durán, dando vita ad un film matrioska, di cinema nel cinema, che è contemporaneamente un momento di riflessione sull’autorialità di Almodóvar e sugli spunti autobiografici nel cinema. Inoltre dal trailer si evince un’atmosfera, più che una trama specifica, uno spazio fatto di sguardi che sembrano dialogare fra loro, lasciando il posto alla musica, con alcune battute finali. Quello del regista spagnolo difatti è sempre stato un cinema segnato dallo sguardo, per i personaggi che desiderano, temono di essere guardati o costruiscono relazioni attraverso questo. Stavolta potrebbe trattarsi di un passo in più, quello di volgere lo sguardo al proprio cinema, ragionando su di esso.
Proprio Bestmovie.es, ad esempio, riflette sul mistero e sul meccanismo della creazione, che si evincono dal film. Emerge un autore che riesce a liberarsi dei suoi confini, osando con una forte dose di umorismo e molte scene musicate dall’artista Amaia Romero. Secondo la testata è anche un film molto complesso e stratificato, mantenuto abilmente dai suoi protagonisti. Cinemanía invece sottolinea il mancato equilibrio del film nel raccontare le storie di troppi personaggi, con sottotrame spesso sbilanciate e poco profonde che perdono forza durante il film. Non è la prima volta che Almodóvar riflette sui limiti e sul meccanismo della creazione. Viene evidenziato infatti il legame con il suo predecessore Dolor y gloria, in cui il regista smonta la facciata del successo per raccontare le sue ombre. Espinof e Decine21 riconfermano questo legame, non indugiando a definire Amarga Navidad uno dei suoi film migliori dal 2019, anche se nelle sue imperfezioni. Ciò che viene recriminato al film è una struttura non del tutto chiara, in cui trame semplificate vengono impiegate nei primi due atti. Se inizialmente queste imprecisioni possono apparire come una scelta consapevole e parodistica, coerente con il senso del film — ovvero quello di costruire il racconto mentre prende forma — finiscono poi per essere percepite come una forma di “pigrizia” narrativa.
Amarga Navidad sembra essere un film pensato per un pubblico sofisticato ma anche per i fan, visti i frequenti rimandi e citazioni, riproponendo temi e combinazioni visive tipiche del cinema di Almodóvar, che però rischiano di scadere nell’autocompiacimento. Nonostante ciò per Fotogramas.es il regista regala delle scene monumentali, che dimostrano invece una forte consapevolezza autoriale.
Dunque, nell’attesa di una probabile partecipazione a Cannes 79, ci atteniamo alle suggestioni che arrivano dalla critica spagnola: quelle di un Almodóvar più coraggioso. Amarga Navidad sembra essere l’occasione in cui, attraverso la metafiction, ha costruito un autoritratto di brutale onestà, testimoniando una spinta creativa ancora viva, capace di lasciare un segno riconoscibile.






















