ILLEGAL FREEDOM: shiey e l’immaginario liberato

Journey Across Chernobyl Exclusion Zone è l’apice di ILLEGAL FREEDOM, progetto youtube con cui shiey documenta le sue esplorazioni urbane. Un sovversivo spostamento dei confini dell’immaginario

(…) scavalcare. Che bella parola: sca-val-ca-re. Le dobbiamo molto.

 

Manjar in Roma Subway Art, a cura di Mathieu Romeo e Lorenzo D’Ambra, Whole Train Press.

L’arte di strada, creata per e sulla strada, che le appartiene così tanto da sembrare mutilata quando viene strappata da essa per essere messa in un museo, non è né conciliante né conciliata. Pensando alla sua espressione più celebre, ossia la Street art, la maggior parte delle sue opere non sono realizzate per rendere felici le persone, né tanto meno per rendere più bella una città. Un graffito su un vagone della metro è una riappropriazione del lato negativo e furente dell’arte. Vuole segnalare un contrasto con la società, trascendendolo, scavalcandolo al tempo stesso. È infatti un modo di sottolineare un esserci dell’artista, che reclama quello spazio e quel momento, in cui il come è tutto e il cosa scivola via.

In principio fu il verbo scavalcare anche per il progetto ILLEGAL FREEDOM, pensato e realizzato interamente da shiey sul suo canale YouTube, che a oggi conta 1 milione e 700 mila iscritti. Stencil e bombolette si trasformano, però, in due action cam con cui documenta le esplorazioni urbane in cui “cavalca” treni merci, si intrufola in fabbriche o siti militari più o meno abbandonati. La serie di video nasce nel 2016, mentre è del novembre 2019 uno dei suoi apici: Journey Across Chernobyl Exclusion Zone, che condensa in 2 ore e mezza il viaggio di tre giorni che lo ha portato nelle zone del disastro nucleare insieme a due compagni di viaggio, Anton e Checkmate.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

--------------------------------------------------------------------
SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


--------------------------------------------------------------------

In Journey Across Chernobyl non c’è una vera e propria narrazione, il suo principale intento è documentare nel modo più accurato possibile l’esperienza di shiey. Questo vuol dire che momenti adrenalinici come fughe dalle autorità e scalate di ruote panoramiche abbandonate si trovano immersi in momenti che si sente di definire più contemplativi che morti. Si potrebbe pensare a un problema di prolissità, ma quei silenzi trovano il loro senso e la loro collocazione anche solo nel fatto di poter esistere, di poter testimoniare l’essere lì di shiey. Al di là di qualsiasi costrizione, anche visuale.

Lo sguardo proibito col quale penetra nei dintorni di Pripyat non è debitore di cinema o videoclip, quanto piuttosto di Google Street View o delle telecamere di sicurezza. Attraverso le due action cam, una indossata e una manovrata con uno stick, l’estetica della sorveglianza viene ribaltata nel suo senso: dove lì le immagini sono utilizzate col fine del controllo, in Journey Across Chernobyl queste sanciscono la libertà di mente e corpo, schiave dell’unico fine di trasmettere quell’essere lì. I confini si sciolgono, le narrazioni si spezzano in un flusso a cui ci si deve abbandonare più che tentare di dominare.

ILLEGAL FREEDOM

---------------------------------------------------------------
IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


---------------------------------------------------------------

Verso la fine del suo viaggio, shiey, Anton e Checkmate si dirigono ai tre Duga, enormi strutture che in epoca sovietica fungevano da radar. Il più grande è alto 200 metri e lungo 700 e somiglia a un enorme muro di cui sia rimasta solamente l’impalcatura metallica dopo esser stato privato del cemento. È il tramonto e i tre scalano la rovina arrugginita, mentre il vento soffia impetuoso nei microfoni e copre i commenti stupiti dei ragazzi. Quando, giunto in cima, shiey scavalca la balaustra per rimanere sospeso ai tubi metallici è impossibile non provare un senso di vertigine. Forse però non è solo l’incertezza data dalla mancanza di protezioni a far venire la pelle d’oca. Sono anche i brividi dei confini dell’immaginario che si spostano un po’ più in là, abbastanza da far intravedere la staccionata del pensiero corrente. La grandezza di Journey Across Chernobyl Exclusion Zone è proprio quella di far intuire quell’oltre di cui troppo spesso ci si dimentica. Ed è grande la voglia di scavalcare per raggiungere quello spazio libero in cui si può muoversi, pensare, vivere.

---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative