"In America" di Jim Sheridan

Lo sguardo di Sheridan assieme all'altro obiettivo della telecamera della bambina, sta attaccato ai corpi, segue il dolore emotivo come quello fisico con una forza e una vicinanza inconsueta per un cineasta che ci aveva abituato a una spettacolarità più roboante ma alla fine furba e inconsistente.

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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È un film domestico distanziato e struggente In America di Jim Sheridan, abbastanza anomalo rispetto a quella furba ricattatorietà sentimentale (Il mio piede sinistro) ed emotiva (Nel nome del padre) che aveva caratterizzato un cinema falsamente intimo e in realtà pomposo. Sheridan sorprende con In America perché realizza un film sfibrato, nervoso, quasi fuori le logiche narrative e di messinscena e piuttosto vicino a un documentario familiare, estremamente circoscritto. C'è del resto una partecipazione diretta forte del cineasta irlandese in quanto il film è dedicato al fratello del regista Frank, mort molti anni fa. Al tempo stesso però Sheridan ha voluto creare una certa distanza da un'immedesimazione troppo partecipe facendo aiutare a scrivere la sceneggiatura dalle sue due figlie, Naomi e Kirsten. In America vede protagonista una famiglia d'irlandesi che si è trasferita a New York composta da Johnny, un aspirante attore che si trova costretto a lavorare come tassista, Sarah, un ex-insegnante e le due figlie Christy e Ariel. I quattro protagonisti sembrano essere continuamente in fuga da un dolore che non sono riusciti a superare, quello per la morte del loro terzo figlio Frank. Sheridan entra così nel cuore della storia che racconta, dove le immagini della fotografia satura di Declan Quinn (collaboratore di Figgis per Via da Las Vegas e Complice la notte) sembrano più catturate che costruite. Non è un caso che la figlia più grande porti sempre con se una telecamera che segue l'istinto del suo occhio ma all'interno della quale ci sono i residui di una memoria con le immagini di Frank prima della morte. C'è quindi un altro sguardo – quello della telecamera – che è forse lo sguardo vero, non ampliato che segui i tentativi non sempre riusciti di integrazioni e le difficili fasi di un'elaborazione del lutto che Sheridan filma sempre con estrema partecipazione e pudore. Sicuramente non c'è quello squarcio lacerante di Mooinlight Mile di Silberling, ma si avverte comunque un respiro persistente sempre sospeso tra vita e morte, dove si sente l'odore della malattia come nella presenza del vicino di casa artista interpretato da un efficace Djimon Hounsou, nomination come miglior attore non protagonista che si aggiunge a quelle ottenute dal film per la miglior sceneggiatura e la miglior attrice protagonista (Samantha Morton che regala una prova di notevole intensità). In In America si avverte una tensione sempre portata all'estremo come nella vibrante scena del luna-park dove Johnny si gioca i soldi dell'affitto pur di non sfigurare davanti alle sue figlie per vincere un pupazzo di E.T. o anche in quei continui gesti di affetto, o meglio, tentativi di gesti di affetto prima accennati e poi rientrati. Lo sguardo di Sheridan, come l'altro obiettivo della telecamera della bambina, sta attaccato ai corpi, segue il dolore emotivo come quello fisico con una forza e una vicinanza inconsueta per un cineasta che ci aveva abituato a una spettacolarità più roboante ma alla fine furba e inconsistente. Cinema disturbante certo, spinto verso limiti dove tutto sembra sul punto di infrangersi – la figlia che dice al padre: "Tu non sei il mio papà", ma estremamente vero perché vissuto sulla propria pelle.


 


Titolo originale: In America


Regia: Jim Sheridan

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Sceneggiatura: Jim, Naomi e Kirsten Sheridan


Fotografia: Declan Quinn


Montaggio: Naomi Geraghty


Musica: Gavin Friday, Maurice Seezer


Scenografia: Mark Geraghty


Costumi: Eimer Ni Mhaoldomhnaigh


Interpreti: Paddy Considine (Johnny), Samantha Morton (Sarah), Sarah Bolger (Christy), Emma Bolger (Ariel), Djimon Hounsou (Mateo), Ciaran Cronin (Frankie), Juan Hernandez (Papo), Jason Salkey (Tony), Rene Millan (Steve)


Produzione: Arthur Lappin, Jim Sheridan per East of Harlem/Harlem Film Productions/Hell's Kitchen Films


Distribuzione: Twentieth Century Fox


Durata: 107'


Origine: Irlanda/Gran Bretagna, 2002

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