In arrivo il museo su Bob Dylan

Il 10 Maggio 2022 aprirà a Tulsa, in Oklahoma, un intero museo suddiviso in tre piani dedicato all’artista con oltre 100.000 tesori culturali esclusivi dall’archivio del Bob Dylan Center

Non mi ricordo quando sono nato e mi sono dimenticato di quando sono morto”, cantava appena un anno fa Bob Dylan in False Prophet, terzo singolo del suo ultimo album di inediti Rough and Rowdy Ways. E chissà se, allora come ora, il premio Nobel per la Letteratura 2016 si rammenta di quando è invece diventato un museo. Il Bob Dylan Center di Tulsa, in Oklahoma, ha infatti annunciato da pochi giorni con un post su Instagram che il 10 maggio 2022 aprirà un intero museo dedicato all’artista. L’edificio sarà suddiviso su tre piani e sulla sua facciata vi campeggia già adesso un’immagine del 1965 di Dylan donata dal fotografo Jerry Schatzberg. Il locale in mattoni a tre piani si troverà nel quartiere delle arti del centro di Tulsa e sarà situato, con mirabile e ricercato senso del destino, a pochi passi dal Woody Guthrie Center, il cantante già omaggiato da Dylan nell’eponimo album d’esordio. Come il Guthrie Center difatti, anche il museo su Dylan è di proprietà dell’American Song Archives, una società sostenuta dalla fondazione del filantropo miliardario George Kaiser, e nasce per rispondere alla pressante richiesta dei fan di tutto il mondo. Il centro metterà infatti a disposizione di tutti, e non solo dei ricercatori che potevano fino ad oggi consultarlo dietro specifica richiesta, lo sterminato materiale del Bob Dylan Center, l’archivio personale di circa 6.000 articoli – inclusi appunti, bozze di testi, poesie, lettere, opere d’arte, fotografie e altro – venduto dal cantautore nel Marzo 2010 per una cifra che si aggirava tra i 15 e venti milioni di dollari, all’Università di Tulsa e alla George Kaiser Foundation. Ai visitatori del museo che aprirà il prossimo anno viene così promessa la possibilità di “accedere e interagire con più di 100.000 tesori culturali esclusivi“, dando in questa modo ragione al New York Times che prospetta l’integrazione di quel primo lascito con nuovi materiali: “È chiaro che gli archivi sono più vasti e profondi di quanto persino la maggior parte degli esperti di Dylan potesse immaginare e promettono una visione indicibile del lavoro del cantautore“.

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Come riporta il comunicato stampa, la raccolta del museo includerà “manoscritti scritti a mano con i testi di alcune delle canzoni più apprezzate al mondo, registrazioni inedite, performance cinematografiche mai viste prima, fotografie rare e inedite, arte visiva e altri oggetti inestimabili“. I visitatori potranno però accedere non soltanto al reliquario del menestrello rock osteggiato da papa Ratzinger perché il centro avrà anche l’ambizioso obiettivo di mirare a promuovere una conversazione sul ruolo della creatività nelle nostre vite attraverso mostre, programmi pubblici, spettacoli, conferenze e pubblicazioni, In particolare, sono già state annunciate: una mostra in continua evoluzione di elementi che illuminano la profondità e l’ampiezza della collezione Bob Dylan Archive; un’esperienza cinematografica coinvolgente che introdurrà i visitatori attraverso una cascata innovativa di musica e film d’archivio, diretta dalla famosa cronista di Dylan Jennifer Lebeau; la riproposizione di un autentico ambiente di studio in cui i visitatori sperimenteranno com’era essere presenti a una delle storiche sessioni di registrazione di Dylan; la presenza fissa della Columbia Records Gallery, che fornirà uno sguardo approfondito sulla creazione, performance e produzione di canzoni di Dylan senza tempo come Like a Rolling Stone, Tangled Up in Blue e Chimes of Freedom; una sala di proiezione che metterà in mostra film, documentari e performance di concerti legati a Dylan, incluso materiale mai visto prima portato alla luce dall’Archivio; una cronologia multimediale della vita di Dylan dai suoi primi anni in Minnesota fino ai giorni nostri, scritta dal pluripremiato storico Sean Wilentz. la presenza fissa della Parker Brothers Gallery, che esplorerà il processo creativo attraverso il lavoro di altri artisti innovativi, in una mostra curata dall’influente autore Lewis Hyde. Tra le chicche infine ci sarà anche la prima versione conosciuta di Don’t Think Twice, It’s All Right, registrata da Dylan nell’appartamento di un amico nell’autunno del 1962. A fronte di un impegno così notevole da parte del Bob Dylan Center non bisogna dimenticare che il musicista non avrà alcun legame formale con il nuovo museo. Probabilmente la vendita alla fine del 2020 del suo intero catalogo di produzione musicale alla Universal Music Group per la cifra-monstre di 300 milioni di dollari gli ha fatto accettare da tempo l’idea della necessaria museificazione.

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