In arrivo su RaiStoria La TV di Liliana Cavani. Un romanzo di formazione

A partire da stasera 30 settembre va in onda su RaiStoria, in collaborazione con Rai Teche, La TV di Liliana Cavani. Un romanzo di formazione, una serie documentaria in dieci episodi, firmata da Massimo Bernardini, Alessandra Bisegna, Sara Chiaretti, Giovanni de Luna, con la collaborazione di Serena Valeri e diretta da Massimo Latini, un’opera dedicata ad una grande voce del cinema italiano, Liliana Cavani, con l’intento di restituire al pubblico un’immagine poco nota dell’iconica cineasta. Ben prima dello scandalo de Il portiere di notte o de La pelle, con l’Italia e l’Europa intera violentemente messe a nudo di fronte ad un’oscurità mai veramente allontanata, ed anche prima del distopico mito de I Cannibali o dei decadenti interni berlinesi, di Nietzsche e Salomé, la regista, neodiplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, esordisce brillantemente in televisione, dirigendo nella Rai di Francesco Bernabei opere di successo, dimostrando così da subito di saper spaziare da documentari di montaggio sulla grande storia del Novecento all’’inchiesta sulle trasformazioni sociali, economiche e culturali del nostro Paese.

Storia del terzo Reich e Le Donne della Resistenza sono alcuni dei titoli da ricordare, fino ad arrivare al successo del suo primo Francesco d’Assisi, poi presentato in una seconda celeberrima versione con Mickey Rourke nei panni del santo toscano ed in una terza che conclude la trilogia nel 2014. Si può dire dunque che sia stato proprio San Francesco a fungere da trait d’union tra la carriera documentaristica televisiva e quella cinematografica di Cavani, due strade che hanno sempre finito per incrociarsi. Una vita giocata dietro la macchina da presa tra grande e piccolo schermo, una dialettica fruttuosa che ha prodotto «un “viaggio nella conoscenza»”, come lei stessa lo definisce, che ha profondamente segnato la sua vita artistica. È questo che il documentario si propone di mostrarci, presentandoci la collaborazione tra Cavani e la Televisione italiana come un vero e proprio percorso di formazione a tappe, che si dipana muovendo da una lunga intervista in cui Massimo Bernardini a dialogo con la regista ripercorre le più salienti tappe di questa crescita, lavorativa ed esistenziale, a partire dalla vittoria al concorso pubblico Rai del 1960 per la nascita del secondo canale, e dall’incontro con personaggi come Angelo Guglielmi, Sergio Silva, Angelo Romanò, Pier Emilio Gennarini che scommettono su di lei, non ancora trentenne, come giovane “narratrice” visiva di un’’Italia nuova e in cambiamento. Il documentario ripercorre le tappe dalle prime inchieste della regista, che si distinguono per il suo eclettismo – dalle donne nella guerra partigiana alla Germania nazista, dal servizio sulle case nell’Italia del boom alla Francia di Vichy -, per concludersi con il Francesco del 1966; nel farlo si offre allo spettatore al contempo come profilo biografico e storico, ma anche come dettagliato ritratto di una precisa epoca fatta di sogni e slanci positivisti, contraddizioni e volontà di cambiamento, senza dimenticare l’elemento meta-testuale, con la televisione che riflette su se stessa e sulla sua storia.

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