"In Time", di Andrew Niccol

In un futuro imprecisato (o meglio, in un presente alternativo), gli esseri umani sono progettati geneticamente per vivere fino all’età di venticinque anni; dopodichè, i corpi restano immutati fino a quando si avrà tempo per pagare questa eterna giovinezza. E il tempo è la valuta per pagare il costo della vita, in una società dove il denaro è stato sostituito dai minuti, dalle ore e dagli anni: in questo modo, i ricchi possono vivere in eterno, mentre i poveri arrancano vivendo – letteralmente – alla giornata. Quando un miliardario millenario (le due cose vanno di pari passo), desideroso di porre fine alla propria vita, trasferisce tutti i propri “averi” (oltre un secolo) nelle mani del giovane proletario Will Salas, gli rivela anche il segreto dietro il quale si regge l’intero equilibrio del sistema: il tempo non è per tutti, e il benessere delle classi “alte” è garantito dalla mortalità di quelle “basse”.

Con simili premesse, è evidente come In Time sia fantascienza distopica purissima, di quelle che raccontano un universo assolutamente identico a quello reale, fatta eccezione per un singolo elemento di enorme importanza, in grado di sovvertire le intere dinamiche sociali. Andrew Niccol non è affatto nuovo a tali espedienti (basti pensare a Gattaca e a S1m0ne), e di certo è uno che non la manda a dire: la sua presenza all’interno dell’establishment hollywoodiano è l’eccezione che conferma la regola, la scheggia impazzita in grado di mandare in panico il sistema agendo dal di dentro, corrodendone struttura e meccanismi. Prendiamo la seguente dichiarazione, rilasciata alla stampa americana: “Se dici che vuoi fare un film in cui la gente non invecchia oltre i venticinque anni e in ogni scena c’è un conto alla rovescia, gli executive ti chiedono solo dove devono firmare per finanziarlo. Fortunatamente, poi non leggono la sceneggiatura”. Probabilmente non devono averla letta davvero, perché In Time è il film americano più smaccatamente politico prodotto da una major dai tempi di La terra dei morti viventi; e come nel film di Romero, la società è basata sull’isolazionismo in blocchi, separando chi possiede e chi no. Niccol non vuole sottintendere nulla, trasformando il suo action movie in un durissimo monito contro il sistema economico mondiale: davvero, c’è da non credere ai propri occhi dinanzi al palese simbolismo che fuoriesce da ogni singola sequenza, da ogni frase, da ogni sviluppo narrativo.

Un film di fantascienza fatto di fabbriche e operai, di ghetti e di prigioni; di numeri tatuati sul braccio, di tassi di interesse alle stelle e di banche rapinate dalla gente comune, che infine si riprende ciò che è suo: un mondo dove l’andamento dell’economia (del tempo) è monitorato da tabelloni in stile Wall Street e dove "i poveri muoiono e ricchi non vivono mai veramente". Se il cinema di Niccol ha un limite, probabilmente questo risiede nell’incapacità di gestire una materia narrativa così esplicita, senza riuscire a mettere in atto una vera e propria rielaborazione visiva ed emotiva in grado di andare oltre la dialettica delle apparenze: se è vero che utilizza a proprio piacimento il format blockbuster per affrontare tematiche civili, lo fa comunque scegliendo la via più facile e diretta, quella delle metafore macroscopiche. Il che non è necessariamente un male, ma così facendo perde per strada tutta quella dimensione epica alla quale i suoi personaggi in perenne movimento aspirerebbero: quella trasfigurazione da personaggio a corpo vivo in lotta contro il tempo e la morte, dove quel tempo è fortuna e non solo denaro.

Del resto, anche la grandezza di un’opera come The Truman Show non risiedeva nelle allegorie dello script di Niccol, ma nella messa in scena assolutamente spietata di un gigante come Peter Weir. In ogni caso, In Time rappresenta un validissimo Ufo all’interno del sistema produttivo statunitense odierno, un prodotto di intelligenza nettamente superiore alla media: uno specchio inquietante della contemporaneità, perfettamente conscio di inserire la più grande crisi economica dal dopoguerra all'interno di un contesto action.

 

Titolo originale: id.

Regia: Andrew Niccol

Interpreti: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Olivia Wilde, Matt Bomer, Alex Pettyfer

Distribuzione: Medusa Film

Durata: 109’

Origine: USA, 2011

  • Michele Centini
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    Perché The Truman Show, che è stato scritto da Niccol) è un grande film e i film scritti/diretti da Niccol rimangono quasi sempre al palo? Semplice, perché The Truman Show è diretto da Peter Weir e non da Niccol. Ovvero: è la regia che fa la differenza, sempre. Niccol dovrebbe scrivere i copioni, e poi farli dirigere a dei registi VERI. Niccol è solo un abile script-writer.

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    forse non è il miglior regista in circolazione ma come script writer secondo me è insuperabile

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    forse non è il miglior regista in circolazione ma come script writer secondo me è insuperabile