"In Trance", di Danny Boyle

vincent cassel e rosario dawson in In tranceLa cosa peggiore del cinema di Danny Boyle è il cinema di Danny Boyle. Quando è duro e puro, quando manipola a palla, quando la voce off è racconto infinito e lo sguardo in macchina vuole essere ipnotico. Ecco, forse è questo il punto. Bisognerebbe forse vedere In Trance con i sensi alterati.

Ci sono film le cui location più adatte sono quelle di un museo o di una chiesa. L'ultimo film del regista inglese è per un affollato after hour, con musica stordente, immagini come schizzi continui sullo schermo, colori come flash allucinogeni. 

Simon (James McAvoy) è l'assistente di un'importante casa d'aste. Sopraffatto dai debiti, organizza assieme al boss criminale Frank (Vincent Cassel) e la sua banda il furto di un dipinto preziosissimo. Sospettato di fare il doppio gioco, viene colpito. Quando si risveglia non ricorda dove ha nascosto il quadro. Frank, per risolvere il problema, si rivolge così a Elisabeth (Rosario Dawson), affascinante ipnoterapeuta dal omportamento ambiguo, che ha il compito di far ritornare la memoria a Simon.

Il controllo dentro le forme del genere, dall'ottimo biopic clasustrofobico 127 ore ai riusciti thriller di fantascienza (28 giorni dopo, Sunshine) paradossalmente riusciva ad esaltare le forme visionarie, gli strascichi videoclip di Boyle mescolate dentro le forme di una narrazione più classica anche se segnati, come in 127 ore, da flashback e dal racconto in prima persona.

james mc avoy in In TranceQui invece si spara al massimo. Suoni e immagini. Spazio/tempo. Come un labirinto concentrico. Il film di rapina mercificato, il museo come il water del cesso di Trainspotting. La ripetizione sotto più punti di vista come linea teorica di un cinema che vuole farsi piacere rimbambendoti. Dove realtà, sogno e ricordo si confondono. Come un Christopher Nolan sulle tracce di Inception, per fortuna un po' meno egocentrico ma questo non gli impedisce di essere ugualmente respingente.

Gli effetti collaterali sono letali in In Trance. La terapie, le vite possibili, gli amori ossessivi, restano chiusi lì nella stanza e non si dipanano nell'aria, nei muri bianchi, nelle superfici del recente, sublime, Soderbergh di Side Effects. Ecco In Trance, adattamento di un tv-movie del 2001, poteva essere il soggetto adatto per quello che è diventato oggi il cinema del regista statunitemse. Qui invece la contaminazione – arte alta e bassa, pittura e videoclip quindi Streghe nell'aria di Francisco de Goya e spazi come voli momentanei (del corpo, della mente) – risulta un giochetto avariato. E la regia ubriaca di Boyle non inganna più. Almeno che non si prenda un colpo in testa.

 

Titolo originale: Trance

Regia: Danny Boyle

Interpreti: James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson, Danny Sapani, Tuppence Middelton, Simon Kunz, Wahab Sheikh

Origine: UK, 2013

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 101'

 

 

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    e la cosa peggiore di una recensione di simone emiliani è una recensione di simone emiliani

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    Vi ho sempre apprezzato per le vostre analisi, molto stimolanti anche quando non ero d'accordo. Premetto che in trance non è piaciuto neanche a me ma qui si trovano solo giudizi sparati nel mucchio in mezzo a parole mescolate, recensione che per me non rende onore invece all'ottima qualità media di sentieri selvaggi