In viaggio con Adele, di Alessandro Capitani

Alessandro Capitani per il suo esordio sul grande schermo sceglie una sceneggiatura scritta da Nicola Guaglianone, che continua a prediligere nella costruzione dei personaggi femminili la presenza di una qualche forma di devianza, anomalia, disturbo o semplice difformità nello stare al mondo. Uno scostamento principalmente fisico come quello di Dasy e Viola del film Indivisibili di Edoardo de Angelis, arrivate poco dopo la curva psicologica fiabesca di Jessica nel pluripremiato film di Gabriele Mainetti Lo chiamavano Jeeg Robot.

Sara Serraiocco intrepreta Adele, una ragazza che si definisce “neurodiversa”, sprovvista degli elementari agganci alla quotidianità ed a quelle considerate sue imprescindibili condizioni e regole di condotta, basti dire che gira con addosso un costume da coniglio, rendendola una figura senza i connotati associati solitamente all’handicap, vittima piuttosto di innocenza e disinibizione, folle per eccessiva ingenuità. L’improvvisa morte della madre le fa incrociare il cammino di Aldo, Alessandro Haber, il padre mai conosciuto, un attempato attore di teatro con ambizioni cinematografiche, ipocondriaco e vegetariano, che solo in coincidenza dell’evento luttuoso scopre di avere una figlia, per giunta piuttosto particolare.

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L’idea del soggetto, la paura del diverso, al netto della sue peculiarità, non si discosta molto da due commedie italiane uscite di recente, entrambi dei road movie, genere in cui può essere inserito anche il film di Capitani, Due piccoli italiani di Paolo Sassanelli e Quanto basta di Francesco Falaschi, in cui lo stesso Haber aveva il ruolo di mentore del protagonista Vinicio Marchioni. Girato in Puglia, un’altra corrispondenza con il film di Sassanelli, tra le terre desolate e pianeggianti della Capitanata, nel foggiano, dove gli occhi possono vagare dentro l’orizzonte fino a stordirsi nella perdita di riferimento, un’area respingente (scelta per volere esplicito del regista per sottolineare degli stati d’animo), sporcata dall’installazione di centinaia di pale eoliche, In viaggio con Adele riesce comunque a trovare una cifra distintiva innanzitutto per la maggiore solidità dei personaggi, con l’ordinaria comicità che quasi naturalmente li contraddistingue. Aggiungendo a questo primo dato strutturale una migliore consapevolezza stilistica, che lo rende altra cosa rispetto ad un epigono, supportata da un cast che oltre ai già citati protagonisti, con Haber arrivato quasi alla soglia di 150 film, può contare anche sulla presenza di Isabella Ferrari, nel ruolo di agente ed amante occasionale di Aldo, che ha il compito di rappresentare quella realtà dove l’imprevisto è fuori luogo, nascosta dietro uno scheletro di impegni abbastanza numerosi da far dimenticare la solitudine che continua a bussare alla porta.

Niente di meglio del rapporto sepolto dal tempo oltre la memoria stessa, assente in fieri, per innescare degli archi di scoperta narrativa spontanei, racchiusi come sono sotto un leggero strato di polvere che al minimo soffio di vento, e qui addirittura è annunciata burrasca, scoprono un codice inciso in maniera indelebile. Lo spazio per decifrarlo, aprire una breccia ed un primo passaggio, è il tempo del film, che attraverso le angosce, le speranze, le confessioni serve per smontare il pregiudizio e rivolgersi, dopo una rapida occhiata al passato, soprattutto al presente.

 

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Regia: Alessandro Capitani
Interpreti:  Alessandro Haber, Sara Serraiocco, Isabella Ferrari
Origine: Italia/ Francia, 2018

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Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 83’