Indie Pop. Chloé Zhao agli #Oscars2021

Il 26 aprile ci sarà l’annuncio dei vincitori degli Oscar 2021. Tra i favoriti c’è anche Nomadland, già Leone d’oro. Ecco chi è Chloé Zhao, la regista che potrebbe fare la storia dell’Academy

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Chloé Zhao è arrivata ad Hollywood col suo furgone. Classe 1982, è la prima donna cinese a vincere un Golden Globe. Nata a Pechino, all’età di 15 anni era andata a studiare a Londra, e poi Los Angeles, Mount Holyoke, nel Massachusetts, New York. In corsa anche per gli Oscar con il favoritissimo Nomadland, dove è stata nominata nella categoria miglior regista segnando un pezzo di storia dell’Academy che per la prima volta ha due registe pronte a contendersi il premio; l’altra è Emerald Fennell regista di Promising Young Woman.
Nel Dracula di Coppola (1992), ambientato nel 1896 (data legata all’invenzione dei fratelli Lumière), Vlad è un immortale appartenente ad un altro mondo che si muove in un Occidente in caduta libera che ha da poco scoperto la potenza di una macchina capace di rendere qualsiasi cosa eterna. Anche Chloé è una nomade venuta da molto lontano. Appartenente ad una tipologia di registi chiamati autori che spesso e volentieri sono divenuti immortali diventando un tutt’uno con la macchina da presa. Collegati alle cose terrene, cercano il sogno dentro la realtà, plasmandola a proprio piacimento come un vampiro che controlla la mente e a poco poco rende gli uomini immortali; proprio come ha fatto Zhao con Brady Jandreau. Cowboy divenuto attore in The Rider (2017) per raccontare la propria storia. Un uomo che cavalca il dolore e che si abbandona all’immagine per rendere quei momenti, e il western, eterni.

Chloé Zhao si muove dalle terre selvagge e dall’ibridazione tra documentario e fiction per arrivare in un Occidente cinematografico in caduta libera; bisognoso di nuovi formati e nuovi linguaggi per tornare ad essere forte come un tempo, quando ancora lo streaming e il piccolo schermo non avevano l’importanza di oggi.
Uno dei prossimi progetti sembra sia proprio un film su Dracula, in salsa sci-fi e western. Nuove modalità di racconto, nuova libertà dentro il rigore assoluto delle strutture hollywoodiane. Zhao è una regista attenta alle evoluzioni del contemporaneo e parte dal ragionamento e l’analisi sul passato, in particolare sul western e la frontiera, per i suoi film. È forse per questo che è stata scelta per il prossimo film del MCU The Eternals; dove dirigerà star come Angelina Jolie, Kit Harington e Salma Hayek, e dove sembra ci sarà la comparsa del primo supereroe omosessuale della storia. Una scelta che ricorda quella di James Gunn, ex-Troma, per i Guardiani della Galassia (2014). Scegliere outsider, per parlare di outsider. Dar spazio ad un sottobosco di icone e modelli totalmente lontani dallo star system.
Il suo racconto della frontiera e della vita nomade di Frances McDormand (protagonista di Nomadland) è una delle poche narrazioni veramente attuali e possibili nell’era Covid. Un po’ tutti dentro le nostre case ci siamo sentiti prigionieri vogliosi di nuovi spazi da esplorare. Diventano attualissimi tutti i discorsi fatti sulla frontiera da Ford a Leone, fino ad arrivare a The Sister Brothers (2018) di Jacques Audiard e appunto Nomadland che risulta ancora più potente in un periodo dove la libertà è ai minimi storici. È inutile cercare di creare nuovi insediamenti, tutto è già stato preso, tutto è sotto controllo. La soluzione è la strada, viaggiare senza meta, come la McDormand o Eastwood in The Mule (2018), finché le ruote dei van tengono. Bisogna entrare dentro Wall Drug e Amazon, “false isole felici”, prendere lo stipendio dell’industria e correre veloce tra le rocce del deserto.
È chiaro che deviazioni così brusche attirino subito critiche. Già al festival di Venezia, nonostante il Leone d’oro, erano tanti ad essersi schierati contro il film per la sua rappresentazione di Amazon dove i dipendenti sono una famiglia. Ma le critiche più aspre sono quelle provenienti dai “piccoli rosa” del web cinese; che già dal Globe hanno continuamente attaccato la regista per alcune affermazioni sul suo paese.

“Ho vissuto in un paese dove le menzogne sono dappertutto”.

Era accaduto già al regista Hao Wu. Incarcerato nel 2006 per un documentario sulla repressione religiosa e ulteriormente attaccato l’anno scorso per un doc su Wuhan durante la pandemia. Un prodotto che secondo i nazionalisti del web avrebbe infangato la Cina per compiacere l’Occidente. Stessa critica fatta alla regista cinese, chiamata “banana” (gialla fuori, ma bianca dentro) che da giorni sta subendo totale boicottaggio da parte del suo paese d’origine. L’hashtag #Nomadland è stato bloccato su Weibo e ogni riferimento al film è stato rimosso da Douban nonostante l’uscita prevista per il prossimo 23 aprile. Chloé Zhao per molti è una traditrice. Del proprio Paese e forse anche di se stessa. E se invece fosse proprio il rimanere senza fissa dimora la tattica vincente? Se fosse il rimanere in strada, tra indipendente e industria, l’atteggiamento giusto capace di cambiare le logiche produttive?

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La cosa certa è che ad Hollywood, ed in generale nel mondo del cinema, qualcosa sta cambiando. E forse la nomade che fugge tra le rocce non c’entra nulla. Magari scomparirà per sempre una volta che avrà compreso come nascondersi, ma nel frattempo questa potrebbe essere una nuova apertura di Hollywood verso l’indipendente che sempre più fa fatica. Il compromesso che porta verso una nuova ibridazione tra blockbuster e cinema d’autore.

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