Inferno, di Ron Howard

Cosa c’entra Dante con Ron Howard e Dan Brown? In Inferno forse c’è forse proprio la sua ombra che si avverte come una profezia horror nello sguardo oscuro del cineasta su Firenze. Una città che sembra piombata nelle tenebre, astratta dal presente, dove gli incubi del professor Robert Langdon sembrano essere contaminati da oscuri malefici. Forse prendono forma proprio quei gironi infernali della prima parte de La Divina Commedia, dentro una città ritrasformata dalle luci sinistre di Salvatore Totino, dove gli affreschi del Vasari sembrano riprendere vita e fanno piombare il protagonista in una di quelle battaglie raffigurate dentro il Palazzo Vecchio. Con un soffitto che improvvisamente crolla, dove avviene una fuga/scontro che amplifica le vertigine del vuoto, con una suspense dove Howard sembra trovare lì, in quella sequenza, il perfetto equilibrio tra Sciarada e Mission: Impossible 2.

Il professor Langdon si risveglia in un ospedale. È ferito alla testa e non ricorda nulla e nemmeno chi ha cercato di ucciderlo. Si fa aiutare dalla dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones) per recuperare la propria memoria. E il suo nuovo nemico da sconfiggere sarà al Consortium.

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inferno-tom-hanks-sidse-babett-knudsenForse Dante è stato il punto di collegamento giusto e necessario tra Ron Howard e i romanzi di Dan Brown, Inferno è infatti il miglior film della trilogia tratta dallo scrittore. Dopo il deludente Il Codice Da Vinci e l’affascinante ma irrisolto Angeli & demoni, stavolta il cinema del regista statunitense riesce a trasformare la scrittura voluminosa del romanzo in qualcosa di più personale. Robert Langdon sembra come un corpo tramortito dai colpi come il pugile Jim Braddock in Cinderella Man e trasportato contemporaneamente nelle derive fantasy di Cocoon. Dove nessuno sembra più avere un’età precisa. Degli highlander che si muovono tra Firenze, Venezia e Istanbul (negli ultimi due passaggi, forse volontario riciclaggio dei set di Agente 007, dalla Russia con amore) dopo i detour a Parigi nel Louvre di Il Codice Da Vinci e della Città del Vaticano a Roma in Angeli & demoni, con la donna carabiniere che gli da la caccia che sembra quasi una creatura uscita da un film di Paul Verhoeven.

infernoForse stavolta il merito è anche della sceneggiatura di David Koepp che ha scritto il film da solo rispetto di Angeli & demoni (lì era opera a quattro mani con Akiva Goldsman). Malgrado qualche eccessiva dilatazione iniziale (la scena in cui il professore viene rintracciato quando si trova a casa della dottoressa Sienna Brooks e quelli che lo vogliono far fuori gli sono alle calcagna), poi diventa serratissima, soprattutto in un viaggio in treno verso Venezia che sembra una trasposizione di un romanzo di Agatha Christie in un cinema da anni ’70, tipo Assassinio sull’Orient Express.

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inferno-omar-syAl tempo stesso Howard stavolta riesce a calibrare una componente visionaria che, negli altri due film, era apparsa abbastanza stonata e stordente rispetto al suo cinema. Dalle luce dell’ospedale, all’amplificazioni dei suoni, stavolta il suo cinema si districa con sufficiente disinvoltura da tutte le trappole misteriche e simboliche, oltrepassa senza atterrarcisi tutte le forzature della scrittura di Brown (il tema della sovrappopolazione del mondo) per cercare di recuperare, sia pure per frammenti, tracce di quella sua classicità, come nella rivelazione del furto della maschera. Gli occhi si sono moltiplicati. Le telecamere sembrano essere dappertutto. Le immagini possono diventare migliaia, in un film dove Howard stavolta ha la meglio su Dan Brown e guarda verso il futuro. E si libera definitivamente dalla fonte originaria nella sezione ad Istanbul. Che fa diventare Tom Hanks finalmente trasparente come ha fatto Spielberg con Il ponte delle spie. Ed è lì che un film su commissione diventa un’altra sua grande scommessa. Che ha vinto con merito.


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Titolo originale: id.

Regia: Ron Howard

Interpreti: Tom Hanks, Felicity Jones, Ben Foster, Irrfan Khan, Omar Sy, Sisde Babett Knudsen

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Durata: 121′

Origine: Usa 2016