inizioPartita. Hayat (Games & Literature) – La recensione

Un figlio che muore è certamente una delle esperienze più provanti che un genitore, o una coppia di genitori, possano trovarsi ad affrontare nel corso della propria esistenza; in effetti, come sarebbe nel naturale corso degli eventi, ci si aspetta che, un giorno, siano i nostri figli a camminare sul percorso tracciato dalla nostra vita, e nessuno vorrebbe sopravvivere loro. Un padre che ne affronta la morte può arrivare a sentirsi in colpa di essere vivo, soprattutto se chi è deceduto è appena un adolescente, con le giuste aspettative, idee e passioni, ancora in gran parte da sperimentare.

Cosa succede nella mente di un padre di famiglia che perde il proprio figlio?

Il “normale” andamento dei rapporti interpersonali, e le opinioni che se ne possono avere, valgono in un qualsiasi altro contesto, ma qui non più; perché un lutto scuote le fondamenta della nostra parte più profonda, nascosta e animale. E può condurci a vedere la realtà sotto un’ottica estremamente diversa e a compiere azioni lontane dai nostri canoni usuali.

Un tema talmente intenso e cavernosamente intimo è difficile da trattare, e ci siamo stupiti che la leggerezza di un breve racconto di sole quindici pagine, che comunque appartiene al filone fantascientifico (…ed in senso lato anche a quello ludico, dato che se ne potrebbe ricavare una splendida avventura grafica), abbia la capacità ultima di sfiorarlo, quasi di accarezzarlo, proponendocelo in una veste delicata e non alienante. Qualcosa che, anche se solo lontanamente, ricorda ciò che si è potuto sperimentare in titoli videoludici come The Dragon, Cancer, oppure il recente Sea of Solitude.

Hayat (la cui traduzione è “Vita”), questo il titolo della narrazione, ci offre lo spunto per riflessioni che solitamente preferiremmo evitare, e lo fa senza imporcelo in maniera opprimente. Va dato merito all’autore, Uğur Aydin, di aver saputo toccare con questa sua pubblicazione alcune corde nascoste ma potentemente vibranti.

L’editore Esrarengiz Hikâyeler, noto soprattutto all’estero per il suo catalogo fantasy e sci-fi, ha reso disponibile in rete una versione del racconto in lingua originale (turco), la stessa che ha partecipato all’edizione 2018 del TÜRKİYE BİLİŞİM DERGİSİ Sci-fi Story Contest (Bilimkurgu Öykü Yarışması).


Agosto è il mese della letteratura vacanziera, così ve ne consigliamo la lettura, magari attraverso l’ausilio di Google Translate. In attesa che qualche editore nazionale se ne occupi (soprattutto per la localizzazione in lingua nostrana), e che, magari, se ne tragga un bel videogame.

Nonostante qui da noi le notizie che giungono dalla Turchia siano a volte contrastanti, l’editoria locale dimostra un notevole fermento soprattutto nei generi letterari del fantastico. In particolare, la fantascienza è vissuta non come un ambito di ripiego, con una dignità di livello secondario, ma piuttosto come un esercizio di astrazione capace di mettere in discussione gli sviluppi scientifici senza far perdere la fiducia nella scienza, permettendoci di capire come quest’ultimi possano contribuire alla creazione di un mondo più giusto, più prospero, più libertario e più pacifico per l’intera umanità, anticipando i rischi connessi alle future tecnologie e mettendo in guardia le menti aperte, pronte a cogliere queste problematiche… La fantascienza lo fa ormai da qualche secolo: peccato che da noi continui ad essere spesso bistratta dagli ambienti letterari accademici. Ad ogni modo, è ormai considerata dai lettori un genere maturo, e noi così tendiamo a trattarla. Un racconto come Hayat è bello perché si fa leggere con piacere, anche quando è scritto in un idioma che ci può apparire, almeno inizialmente, poco comprensibile.