InizioPartita. The Artful Escape (XBox/Pc)

Un’esperienza interattiva, psichedelica e sinestetica, dove interazione, narrazione, musica, performance e immagini si mescolano per sprigionare le rockstar che vivono nelle nostre teste

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The Artful Escape è un nuovo titolo sviluppato da Annapurna Interactive disponibile su Xbox (anche su Game Pass) e PC, in cui le meccaniche del platform vengono sfruttate per costruire un’esperienza metanarrativa con scenari psichedelici e musiche da Space Opera – con le voci di Michael Johnston, Caroline Kinley, Lena Headey, Jason Schwartzman, Mark Strong e Carl Weathers.
Prima di raccontare questo progetto però è necessario parlare di alcune vicende che riguardano la rock band autrice della colonna sonora, The Galvatrons e il suo frontman Johnny Galvatron, che ha realizzato il concept in collaborazione col team indie Beethoven & Dinosaurs partendo dalla sua vera esperienza nel campo dell’industria musicale.
L’avventura dei The Galvatrons inizia intorno al 2008 con il debutto del primo album When We Were Kids, un contratto firmato per la Warner Bros, un’apparizione nell’edizione del Down Under di Rolling Stone e il raggiungimento di un successo notevole che li spedisce in tour in Australia e in Europa.
Finché, a distanza di qualche mese dal debutto, Johnny si rende conto di quanto in realtà non gli piaccia fare la vita da rockstar. The Galvatrons smettono di suonare l’anno dopo, in seguito all’uscita dell’ultimo album, Laser Graffiti, mentre Johnny torna a lavorare nel campo del game design, una passione coltivata sin di tempi del college.
È da qui che nasce l’idea per The Artful Escape, dal desiderio di realizzare un’opera di consapevolezza riguardante il tema del sogno adolescenziale infranto, non tanto per l’impossibilità di raggiungerlo, quanto per il rendersi conto, una volta raggiunto, che quel sogno può non essere davvero il proprio.

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I laser, i colori abbaglianti, i virtuosismi e le luci a led che illuminano l’universo mulidimensionale di The Artful Escape sono la rappresentazione di come Johnny da adolescente s’immaginava fosse la vita da rockstar. Una fantasia che è divenuta disillusione nel momento in cui quella vita è cominciata davvero.
Qui però la disillusione non è sinonimo di negatività, ma anzi un incentivo necessario per poter scoprire il proprio vero Io.
The Artful Escape è come una lettera d’amore dedicata ai musicisti e a tutti quelli che hanno o che hanno avuto un sogno, una sorta di anti-biografia che ricorda l’importanza di ascoltare sé stessi e che celebra il potere trasformativo e performativo del rock, filtrato attraverso gli immaginari eccentrici e trascendentali coltivati da giganti come Prince e David Bowie.
Galvatron prende il racconto classico del viaggio dell’eroe e lo trasforma in un’epopea lisergica guidata dagli assoli di una chitarra elettrica spaziale (suonati da lui) e caratterizzata da un’estetica e da un design unici e inconfondibili.

Il protagonista, Francis, è anche lui un adolescente, che all’indomani dovrà esibirsi di fronte agli abitanti del suo paese natale durante l’evento commemorativo dedicato a suo zio defunto e considerato da tutti come una sorta di Dio del folk.
Ma l’avventura comincia la sera prima del concerto, quando avviene un fatto che ricorda la leggenda su Ziggy Stardust. Mentre Francis è in camera da solo a domandarsi se il folk sia effettivamente lo stile adatto a lui, un alieno gli fa visita e lo spedisce in una galassia lontana.
La galassia del rock, lo Stupefacosmo, è un mondo fatto di paesaggi allucinanti e popolato da creature maestose che letteralmente si nutrono di musica e d’intrattenimento.
Qui Francis è libero di esprimersi come vuole e viene affiancato a Lightman, la star più celebre dell’intero Stupefacosmo, con cui avrà l’opportunità di sperimentare un genere musicale totalmente nuovo, ma che sembra appartenergli da sempre.
L’esperienza di Artful Escape è aperta a tutti poiché per parteciparvi non è necessario saper “giocare” ai videogame e nemmeno saper utilizzare il joypad nel modo convenzionale. Le uniche prove da superare sono quelle dei concerti dove per suonare bisogna ricordarsi l’ordine dei pulsanti da premere come nei giochi Memory o Rhythm Game.

Lo scopo del giocatore è dunque quello di viaggiare insieme a Francis aiutandolo a plasmare l’identità del suo vero Io, ad esempio scegliendo un nuovo look o rispondendo a domande esistenziali come quella che gli pone l’alieno quando s’incontrano per la prima volta: chi sei quando scrivi musica negli angoli più nascosti della tua mente?
L’importante non è tanto risolvere il gameplay (qui ridotto intenzionalmente al minimo indispensabile) quanto sapersi calare in un’esperienza psichedelica e sinestetica, dove interazione, narrazione, musica, performance e immagine si mescolano per sprigionare le rockstar che vivono nelle nostre teste come le definisce Johnny Galvatron.

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