inizioPartita. #Unfriendfacebook: Jim Carrey, Brexit, le infiltrazioni russe

Per Facebook la situazione ultimamente si è fatta piuttosto malmostosa, con tre sporche “grane” mediatiche esplose con grande clamore sotto le poltroncine dirigenziali di Menlo Park…

Tempo addietro si era parlato, su queste stesse pagine virtuali, delle “accuse” lanciate da Sean Parker, ex-presidente di Facebook, all’attuale gestione del noto social network. La situazione, da allora, si è fatta ancor più malmostosa, con altre tre sporche “grane” mediatiche esplose con grande clamore sotto le poltroncine dirigenziali di Menlo Park.

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La prima ha riguardato Roger McNamee, musicista, businessman ed investitore della prim’ora di Facebook (…nonché stretto conoscente di Zuckerberg). Costui ha espresso sulle pagine di USA Today e del The Guardian alcune forti critiche riguardo l’attuale gestione aziendale, in particolare riferendosi alla “disattenzione” che Facebook ha riservato ai tentativi di ingerenza russi nella campagna elettorale per le elezioni statunitensi del 2016, evidentemente servitisi della nota piattaforma social per raggiungere una platea di elettori americani più vasta, ma anche all’avidità delle alte sfere societarie che, in nome del profitto, preferiscono ignorare l’effettivo problema della dipendenza ingenerata dal social network negli utenti psichicamente più deboli.

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Prendendo spunto dalle dure critiche di McNamee, Jim Carrey, ha deciso di cancellare il proprio profilo Facebook, tra l’altro rincarando la dose. Stando alle sue dichiarazioni, la nota piattaforma social non ha solo dimostrato “disattenzione” nei confronti dell’intromissione russa nella politica americana, ma ne ha addirittura tratto profitto, visto che, su stessa ammissione della sua dirigenza, incalzata dalla stampa e dalle indagini dell’FBI, le pubblicità pro-Trump pagate dalle organizzazioni russe sono state visionate da almeno 126 milioni di utenti. E qui ecco scoppiare la seconda “bomba”: Carrey, che possiede una piccola quota azionaria di Facebook, ha deciso di svenderla, invitando tutti gli azionisti ed investitori di Facebook (…alcuni dei quali, magari, sono anche suoi fan) a fare altrettanto. Lo ha fatto lanciando addirittura una campagna di boicottaggio su Twitter con tanto di hashtag #unfriendfacebook (trad. “togli l’amicizia a Facebook“); quest’ultima sembra stia riscuotendo un discreto interesse mediatico (…cosa chiaramente non gradita dalle parti di Menlo Park).

Infine, arriviamo all’ultima – ma solo in ordine di tempo – “stoccata” britannica: il parlamento del Regno Unito, e nello specifico l’House of Commons, ha istituito da poco una commissione d’indagine riguardante le fake news e la manipolazione del media digitale, la quale si è recata negli U.S.A. per una serie di audizioni formali. Nel corso di tali audizioni sono stati interpellati i rappresentanti ufficiali di tre grosse aziende del settore Communication ed Information Technology, ovvero Facebook, Google e Twitter, oltre che una serie di esperti in materia di nuove tecnologie.

Sembra che, proprio durante una di queste sedute, Jo Stevens, una dei membri della commissione (…nonché parlamentare del Labour Party), abbia redarguito un non meglio precisato manager di Facebook, affermando che: “C’è uno squilibrio di potere tra la piattaforma e gli utenti perché qualcuno ha il controllo delle informazioni che le persone leggono, e quest’ultime non hanno la libertà di scelta dei contenuti di cui usufruire. Mi ricorda una relazione violenta in cui si verifica una forma di dominio costrittivo.“.

Oltre a questa sprezzante considerazione di carattere generale, il presidente della commissione, Damian Collins ha tenuto a stigmatizzare proprio con i rappresentanti di Facebook le gravi responsabilità che, almeno a livello politico del Regno Unito, si ritiene debbano essere addossate alla compagnia californiana in merito alla questione Brexit ed al coinvolgimento della Russia in una specie di studiata campagna di disinformazione messa in atto attraverso il noto social network all’epoca della combattuta consultazione referendaria.

È tempo di regole che stabiliscano i ruoli e le responsabilità perché tutto questo sta influenzando la nostra società, non da ultimo i nostri figli” ha chiosato Rebecca Pow dei Tories.

Si tratta di dichiarazioni d’intenti che non lasciano presagire nulla di buono per Facebook nell’immediato futuro, almeno entro i confini UK. E se sommiamo queste traversie britanniche a quelle in patria, si intuisce come il vento stia ultimamente cambiando… e probabilmente non solo quello.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7