InizioPartita. Warcraft – L’inizio, un salto senza rete dal videogame al film

È giusto girare un film che solo dei fan possano capire? Con questa domanda si potrebbe rispondere a molti dei quesiti che si stanno creando intorno al film prodotto a partire dal franchise Blizzard

È giusto girare un film che solo dei fan possano capire?
Con questa domanda si potrebbe rispondere a molti dei quesiti che si stanno creando in questo momento intorno al film prodotto a partire dal franchise della Blizzard. La pellicola diretta da Duncan Jones (regista di film del calibro di Moon e Source Code), che ha partecipato anche alla sceneggiatura, è riuscita a portare milioni di giocatori di World of Warcraft dal magico universo videoludico di Azeroth fino al cinema. Ma la “magia” ha sortito effetto anche nei confronti di tutti quelli che non conosco tale brand?

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Il film è semplice e lineare; segue abbastanza fedelmente la trama del gioco cui è estremamente legato. Il senso di libertà che, in genere, si respira in queste tipologie di produzioni fantasy risulta tuttavia imbrigliata, forse troppo, rispetto al gioco originale del 1994 (Warcraft: Orcs & Humans).

La trama ruota intorno a due razze, gli umani e gli orchi, le loro abitudini, le loro terre, il loro onore. La linea narrativa, però, appare troppo semplificata rispetto a ciò che ci si è abituati a vedere al cinema negli ultimi tempi. Ha quindi un sapore vecchio e stantio. Hollywood, in tempi recenti, si è generalmente orientata a sfornare trame e sceneggiature più articolate e complesse, che permettono di scavare in profondità nei personaggi. Il modo in cui ci vengono dipinti i character principali è proprio uno dei punti critici del film. Sono troppo poco profondi perché lo spettatore possa davvero “innamorarsi” di loro. Sia i “buoni” che i “cattivi” non riescono a bucare lo schermo con la loro personalità, che francamente si appiattisce troppo sulla storia del gioco e non riesce a pervadere quella del film. Complici forse i forti tagli che la produzione pare abbia imposto, con ben quaranta minuti di girato “purgati” dalla versione proiettata nei cinema (che su un film di 2 ore e poco più paiono davvero tanti).

Il film è stato costruito per emozionare chi assiste alla sua proiezione attraverso spettacolari panoramiche della città di Stormwind (tradotto in “Roccavento”) e altre scene “eye-candy” davvero suggestive. Il tutto funziona benissimo su chi ha passato infinite ore a giocare nelle terre di Azeroth (…come il sottoscritto) e si ritrova a godere visivamente al cinema di quello che per anni ha giocato sul proprio PC. Ma lo spettatore non è sempre un accanito cultore di World of Warcraft: nei video prodotti dalla Blizzard nel corso degli anni per presentare le varie espansioni alla release originaria, la storia era centrale, i personaggi avevano uno spessore granitico (ad esempio, il Death Knight, o Cavaliere della Morte, ha una delle storie più belle del gioco). Questo spessore, pervasivo nel videogame, tende ad essere fagocitato dalle azioni frenetiche che accadono nella pellicola, che non danno modo di metabolizzare tutti i dettagli riguardanti le due razze ed i loro esponenti principali.

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La CGI è notevole, firmata a due mani da Industrial Light & Magic e Blizzard: del resto, con nomi del genere, non poteva essere differente il risultato. Però, mentre le scene in sola computer-grafica sono emozionanti e ”perfette”, quelle dove avviene l’interazione tra umani (interpretati da attori in carne ed ossa) ed orchi producono un sentore di spaesamento e cattiva direzione artistica, perché appare non essere stata studiata a dovere la fusione tra il recitato ed il “renderizzato”, comportando ciò una forma di lacuna non tanto tecnica, quanto piuttosto emotiva. Il gioco di World of Warcraft (WoW) ha uno stile cartoon che lo delinea in modo chiaro; nel film si è tentato di replicare questa caratteristica, ma gli umani sembrano comunque “stonare” rispetto al mondo degli orchi.
Rispetto ad altri blockbuster ad ambientazione fantastica (…come Star Wars, giusto per citarne uno a caso) la CGI non riesce, in definitiva, a dare lo stesso senso di integrazione tra i due mondi (reale e renderizzato). Resta il fatto che, dal punto di vista strettamente tecnico, il livello è davvero alto.

In ogni caso, onore al merito al regista: proporre una storia senza un vero protagonista è sempre difficile. Di più, ha cercato di dipingere il vissuto delle due razze. Gli orchi ne escono come personaggi con grandi potenzialità, e con uno stile di vita e abitudini vagamente simili a quelle dei Klingon di Star Trek (…e quindi con una notevole potenzialità narrativa, da sfruttare probabilmente in altri sequel).

In sintesi, Warcraft – L’inizio, non delude ma nemmeno convince: definisce solo i contorni di quella che può essere una serie di grandissimo interesse per il mondo fantasy. Speriamo che quando uscirà la versione completa, quest’ultima riesca a convincere in modo più incisivo. Va però rimarcato il fatto che chi spende dei soldi per un biglietto al cinema vuole vedere un film completo e non una versione tagliata.

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