"Interstella 5555", di Kazuhisa Takenouchi

Contatto tra due mondi. La mente viaggia e percorre spazi siderali in una eterna peregrinazione votata alla ricerca di realtà lontane. L'autore cult dell'animazione manga, Leiji Matsumoto (Capitan Harlock, Galaxy Exspress 999, La regina dei mille anni) incontra i Daft Punk, duo techno rock francese. Si prendono e non si lasciano più, fino all'infinito. Lo sconfinato si coglie grazie ai confini, lo spirituale attraverso il materiale. Il tratto fluido e morbido si addice alle silhouette longilinee dei protagonisti, carichi di un fascino misteriosamente efebico. I mezzi spaziali e le sofisticate apparecchiature interne seguono un design volutamente influenzato da un piacere per il retrò. Il (pre)testo narrativo è carico di melodrammaticità ma la sincretica commistione di musica e disegni affascina immancabilmente. La pietra filosofale di Matsumoto ha trovato perfetta collocazione per una musica forse eccessivamente commerciale e non di altissimo profilo. Lontani dai trascorsi "squilibrati", i Daft Punk, oggi miscelano diversi generi per una musica perfetta da ballare. L'uso del vocoder non può che alimentare ulteriormente il senso estraniante del viaggio interstellare. 5555 come 999, sono scie, tracce del passato, del vissuto, segni indelebili che oltrepassano le nuove paure: protesi bio-meccaniche, esprimenti genetici, cyborg, reti telematiche. Il cartoon romantico di un gruppo di musicisti, costretti da un despota corpulento a piegarsi alle leggi del mercato, è un messaggio che compie il salto interspaziale: nel mondo di domani la moralità dell'uomo è garantita dalla prevedibilità delle sue azioni. Il tratto è inconfondibile per una tipologia animata percorsa da una delicata malinconia che pervade e dall'affresco del mondo futuro. Avvienerismo distante solo un passo e in grado di trovare sempre maggiori punti di contatto con il quotidiano. Produzione di fantasia tra sogno premonitore e ipotesi di realtà. Le lente zoomate che si avvicinano agli statici primi piani si alternano a rotazioni dell'obiettivo. Ancora una volta è il richiamo del passato a tuonare: è l'animazione sincopata dall'andamento a scatti degli "anime" che primeggia. Spesso congelati come i Kata del Kabuki, i personaggi lasciano gli interstizi, tra un movimento e l'altro, vuoti perché l'immaginazione possa attecchire e riappropriarsi di uno spazio delimitato sì, ma finalmente libero.         


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Regia: Kazuhisa Takenouchi
Sceneggiatura: Daft Punk
Musiche: Daft Punk
Animazione: Leiji Matsumoto
Produzione: Daft Punk Ltd, Toei Animation
Distribuzione: Revolver
Durata: 67'
Origine: Giappone/Francia, 2003

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