“Io mi chiamo Pericle Scalzone” – Incontro con Stefano Mordini e Riccardo Scamarcio

Venendo alla conferenza stampa ho intravisto per strada Abel Ferrara. Visto che per anni si è parlato del fatto che io questo film lo dovessi fare diretto da lui, ho voluto vedere questo incontro come un segno del destino“. Si diverte Riccardo Scamarcio alla presentazione alla stampa italiana, prima del prossimo passaggio al concorso della Un Certain Regard, di Pericle il nero. Il film, diretto da Stefano Mordini (Acciaio, Provincia Meccanica) ha impiegato quasi due anni a venire alla luce, soprattutto grazie all’impegno del regista e dello stesso Scamarcio, produttore oltre che protagonista dell’opera: “Sono molto orgoglioso di questo film, andare a Cannes per me è stato come vincere la Coppa del Mondo, ho festeggiato per dieci giorni. Avendo lavorato al film in un duplice ruolo, devo ammettere che è stato molto più difficile fare il produttore, cercare fondi e co-produzioni, piuttosto che interpretare il film. Da attore, infatti, ho avuto la fortuna di preparare il personaggio per due anni. Nel cinema non esiste interprete che può dedicare cosi tanto tempo ad un ruolo. Il lavoro grosso è stato fatto sulla caratterizzazione visiva del personaggio, nel romanzo è molto diverso da quello che abbiamo mostrato. Anche da questo punto di vista credo che abbiamo raggiunto un risultato soddisfacente. Sul set, inoltre, con Stefano si è creata una grande sintonia, eravamo d’accordo su ogni dettaglio. Quando si creano queste dinamiche, si lavora ad occhi chiusi.

Se Scamarcio è da anni legato a questo progetto, Stefano Mordini è arrivato in un secondo momento. “E’ stato Riccardo a coinvolgermi“, ammette il regista, “perchè volevamo lavorare da tempo insieme. E’ lui che mi ha convinto a rileggere il libro, ad accettare questa sfida. Chi ha letto il romanzo conosce lo stile di Ferrandino, un flusso di coscienza su un plot quasi inconsistente. Mi ha affascinato questa idea di portarlo al cinema in un modo originale. Da qui sono partite le idee di ambientarlo in Belgio invece che a Napoli, cosi da ri-azzerare la storia in un nuovo contesto, e di giocare ancora con il genere noir. Soprattutto su questo secondo aspetto, volevo giocare con il genere, trasformarlo senza appoggiarmi troppo sul suo canone. E’ stato un lavoro narrativo molto divertente“.

Ma qual’è stato l’aspetto della storia di Pericle che ha convinto i due a portare avanti questo progetto?Mi affascinava il paradosso su cui è costruito Pericle”, afferma Scamarcio. “Lui è un reietto additato da tutti come un cretino. Un uomo istintivo che agisce quasi in modo infantile. Dentro di lui, però, c’è una grande fragilità. Entrare nei suoi pensieri, apre un mondo sul suo candore, sul suo doloroso. Ho metabolizzato questi suoi aspetti ed è stato molto bello lavorare sulla sua caratterizzazione.Stefano Mordini, invece, si è lasciato coinvolgere da un altro aspetto:Questo non è un gangster movie come se ne vedono ora in giro. Non avevo alcuna intenzione di mostrare dei criminali come eroi. Questo è un film sulla miseria della criminalità e sulla solitudine di quest’uomo. La solitudine, appunto, è un tema presente in molti miei film. Pericle è alla ricerca di una famiglia, un orfano che vuole solo il suo posto nel mondo. E’ quasi un film intimo più che un noir vero è proprio.”

Il film è co-prodotto dai fratelli Dardenne, che hanno partecipato con entusiasmo al progetto.Anche se non è proprio un film nelle corde dei Dardenne, i due hanno subito accettato di darci una mano. Girando in Belgio, il loro è stato, soprattutto, un decisivo aiuto territoriale. Ci hanno anche dato alcuni spunti sulla sceneggiatura, dei piccoli dettagli da cambiare, che abbiamo accettato di buon grado.