“Io sono tu”, di Seth Gordon

io sono tuDopo Come ammazzare il capo e vivere felici e lo spettro della disoccupazione usato come motore delle disavventure comiche di tre impiegati che s’improvvisano sprovveduti assassini, sono di nuovo le contraddizioni e le disfunzioni del mondo lavorativo americano a far da sfondo alla nuova commedia di Seth Gordon, Io sono tu. Jason Bateman è ancora una volta un piccolo impiegato che tenta di liberarsi di un capo, Jon Favreau, e di un sistema che lo soffoca, ma anziché reinventarsi come maldestro sicario, questa volta il suo Sandy Patterson deve attraversare in auto il paese, dalla Florida a Denver, Colorado, al fianco della ladra d’identità, Diana, che clonando non solo la sua carta di credito, ma anche il suo nome, ha messo a repentaglio tutto il suo futuro. E come se non bastasse, il povero Sandy deve vedersela anche con Robert Patrick nelle vesti di uno spietato cacciatore di taglie e con una coppia di killer assoldati per dare il ben servito a Diana. 
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Per tutta la durata di Io sono tu, lo strabordante corpo comico della a dir poco esplosiva Melissa McCarthy si abbatte senza pietà su Jason Bateman, costretto suo malgrado a subire ogni sorta di angheria. Tanto per farsi un’idea, la sua compagna di viaggio lo spaccia per il marito che ha perduto la virilità, costringendolo a far da voyeur nei suoi esilaranti giochi erotici con Big Chuck. Pur non riuscendo ad eguagliare la capacità spiazzante e le sublimi crudeltà del cinema di Phillips, l’improbabile accoppiata di Io sono tu non può non rimandare a Parto col folle. Non a caso a firmare la sceneggiatura del film è Craig Mazin, che ha lavorato al fianco di Todd Phillips nel secondo e nel terzo capitolo di Una notte da leoni. Senza poi contare che, con la sua presenza anomala che appare sempre fuori fase rispetto al mondo che la circonda, Melissa McCarthy, dopo le Amiche della sposa, assomiglia sempre più alla versione al femminile di Zach Galifianakis. Anche lei è un corpo impazzito che, vivendo al di fuori del reale, finisce per sovvertire ogni equilibrio e non lascia altra strada a chi le siede accanto se non quella di abbandonarsi all’imprevedibilità anarchica della sua follia.

Ma se per Todd Phillips proprio la follia è l’unica possibile via di sopravvivenza del cinema (e non solo), Seth Gordon invece, per quanto abile nel muoversi in uno script traboccante di spassose trovate, non ha nessuna intenzione di perdersi fino in fondo e, ben presto, cede alla tentazione di “spiegare” l’anormalità di Diana. Facendo ordine in quella presenza disfunzionale che, esasperando la sua fisicità fuori norma, Melissa McCarthy si cuce magnificamente addosso, Io sono tu finisce per vanificare del tutto la sua portata sovversiva e incontrollabile, anche quando dice a chiare lettere che l’unico modo per poter sopravvivere ad un sistema, che altrimenti finisce per fagocitare l’essere umano, è quello di rifiutarne la normalità. E allora, a poco servono, purtroppo, le evoluzioni impazzite di un corpo capace persino di carambolare, senza farsi neanche un graffio, sul cofano di una macchina lanciata ad altissima velocità.
 
 
 
 
Titolo originale: Thief Identity
Regia: Seth Gordon
Interpreti: Jason Bateman, Melissa McCarthy, Robert Patrick, Jon Favreau, Amanda Peet, Genesis Rodriguez
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 111’
Origine: USA, 2013