Io sono un autarchico, di Nanni Moretti

Con Ecce bombo, il film più lucido di Moretti nell’intersecare storia individuale e percorso collettivo. Una vera e propria bomba nell cinema italiano di quel periodo. Luned’, ore 1.55, Rai 3

Moretti dice una cosa di sinistra, anzi dice qualcosa sulla sinistra. Io sono un autarchico è uno specchio fedele sull’atmosfera politica del tempo e anche uno sguardo autoironico che evidenzia i principali difetti di un movimento che subisce il riflusso esistenziale e generazionale dopo i fuochi d’artificio del ’68. Stanno per arrivare gli anni ’80, il disimpegno, la chiusura in sé stessi, l’imborghesimento, il qualunquismo, la società dello spettacolo: Nanni Moretti mette in scena il presagio della disfatta, l’impotenza di una classe che prima di rovesciare il mondo dovrebbe provare a cambiare sé stessa, il proprio atteggiamento privato, la pigrizia mentale, la ambivalenza intellettuale.

io sono un autarchico

Le accuse di narcisismo e di auto-referenzialità mosse alle prime opere di Moretti si scontrano con un dato oggettivo: quando l’autore parla del proprio smarrimento e della crisi di identità si riferisce alla nevrosi del borghese che non riesce a tirarsi fuori dalla propria gabbia caricaturale, dalla maschera protettiva che lo preserva dall’aggressività e insensibilità della società circostante. Io sono un autarchico è intriso dal primo all’ultimo fotogramma di quel comico-grottesco che misura la distanza tra l’io e il mondo e contemporaneamente ne è forma di difesa: il protagonista/alter ego Michele Apicella nasconde dietro il sorriso amaro e lo sberleffo uno stallo di azioni ed emozioni che lo fanno regredire allo stato infantile. Il rapporto con la moglie, con i genitori, con gli amici del Teatro Sperimentale (in realtà un miscuglio tra Living Theatre e teatro di Beckett, Artaud, Bataille) è tutto giocato sulla passività/aggressività con momenti di una comicità irresistibile. La gita all’aria aperta degli avanguardisti teatranti sembra presa da un racconto di Gogol e certe strisce episodiche ricordano l’umorismo dei Penauts. La camera è fissa e i movimenti sono ridotti al minimo: Nanni Moretti/Michele Apicella si comporta come un disadattato che leggendo Il Capitale di Marx si accorge di avere sbagliato ideologia. Fabio Traversa è ottima spalla e regge i duetti. Tra i più spassosi quelli che tendono a smitizzare il cinema italiano contemporaneo: l’obiettivo è Lina Wertmuller con il successo di Pasqualino Settebellezze. Il cameo di Beniamino Placido nelle vesti di critico teatrale è una stilettata a certi recensori schierati politicamente che parlano di “geroglifici pregnanti” e di “demolizione del significato”.

io sono un autarchico nanni morettiRispetto a Bianca e Palombella rossa che segnano il tramonto ideologico di Michele Apicella, Io sono un autarchico è, insieme ad Ecce Bombo, il film più lucido nell’intersecare storia individuale e percorso collettivo. La doppia verità di certa sinistra stalinista, i fondamentalismi e il compromesso di fronte ai problemi di sopravvivenza (l’assegno mensile del padre a Michele), la volontà di migliorarsi che si trasforma in astratto velleitarismo, sono tutti elementi che ricorrono ciclicamente assecondati dalle note malinconiche di Poor Boy dei Supertramp.

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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Girato in Super8 con poco più di tre milioni di lire, Io Sono un Autarchico si giovò del passaparola dopo le prime proiezioni al Filmstudio nel dicembre 1976 e, visto il buon riscontro di pubblico, venne gonfiato in 16 mm e distribuito a livello nazionale. Rispetto alla filmografia italiana del tempo sembrò una vera e propria bomba: questi giovani che imitano Moravia, giocano a Subbuteo e hanno come icona Laura Antonelli si ritrovano in un palco teatrale a parlare davanti a persone annoiate, in fuga dal dibattito (no, il dibattito no!). Se la colonna sonora è la piccola borghesia e l’immagine è il proletariato, gli attori finiscono per rappresentare una borghesia sterile circondata dalle ceneri del proprio falò delle vanità. E la distanza dal mondo reale diviene incolmabile.

Regia: Nanni Moretti

Interpreti: Nanni Moretti, Simona Frosi, Beniamino Placido, Fabio Traversa

Durata: 75′

Origine: Italia 1976

Genere: commedia

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