#IoSonoQui, di Eric Lartigau

Uno chef francese di mezza età vola in Corea del Sud per conquistare la donna dei sogni conosciuta su Instagram. Lartigau dirige una commedia digitale dal sapore internazionale.

Dopo il grande successo al botteghino di La famiglia Bélier, Eric Lartigau confeziona una commedia astuta a cavallo tra la Francia e la Corea del Sud. #IoSonoQui si inserisce nel solco di quel filone di “commedie digitali” che soprattutto in Francia sta prendendo sempre più piede. Lo spunto iniziale è il banale impaccio della generazione boomer messa di fronte alle nuove forme tecnologiche di comunicazione interpersonale. Il confronto con l’aspetto social e virtuale permea tutto il film, a partire dal titolo fino alle continue sessioni di chat Instagram sovrapposte all’immagine. Ma #IoSonoQui è innanzitutto una storia di alberi. Il confronto tra una solida e immobile quercia francese e un rigoglioso ciliegio coreano in fiore.

Stéphane (Alain Chabat) è uno chef di mezza età che gestisce il ristorante di famiglia nella meravigliosa zona basca del sud-ovest francese. Conduce una vita molto tranquilla, ha due figli adulti e un’ex moglie con cui va d’accordo, ma l’età avanza e Stéphane sente di non aver vissuto a pieno gli anni perduti. L’ex moglie gli rinfaccia di non riuscire mai a portare a compimento nulla, dall’Accademia delle Belle Arti a quel tatuaggio di un’anatra lasciato a metà. L’unica persona che lo fa sentire ancora vivo è Soo (Doona Bae), una giovane donna coreana conosciuta su Instagram con cui chiacchiera di arte e ciliegi. Stéphane si rifugia nella dimensione rassicurante dello schermo, un mondo illusorio da cui stenta a distinguere la realtà.

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La fioritura dei ciliegi coreani sarà l’occasione giusta per compiere quello che non era mai riuscito a fare: seguire i propri sentimenti. Stéphane decide impulsivamente di abbandonare ogni sua certezza e di raggiungere Soo in Corea. Eppure lei non si presenta all’appuntamento, così lui comincia a vagare per l’aeroporto di Seul, luogo alienante e immaginifico. Come Tom Hanks in The Terminal di Spielberg, Stéphane aspetta. In questa attesa entra in contatto con tutte le figure che popolano l’aeroporto, diventando suo malgrado un fenomeno social con il nome di French Lover.

Solo quando Stéphane avrà il coraggio necessario per affrontare la verità potrà uscire da quel limbo psicologico che lo tiene immobile, e visitare finalmente i ciliegi in fiore. La ricerca della donna ideale diventa così un viaggio alla riscoperta di sé stessi, necessario per comprendere il vero amore, quello che hai trascurato ed è sempre stato accanto a te. Nel finale si perde in facili stereotipi da pesce fuor d’acqua e in eccessive “cartoline” dal caratteristico universo culturale coreano. Rispetto al più riuscito film precedente, #IoSonoQui non possiede un terzo atto all’altezza delle divertenti premesse iniziali, dovute anche alla grande prova di Alain Chabat. Tuttavia Lartigau dimostra ancora una volta di saper trattare una storia di sentimenti con uno sguardo limpido e fanciullesco, capace di coinvolgere e commuovere.

Titolo originale: #Jesuislà 
Regia: Eric Lartigau
Interpreti: Alain Chabat, Doona Bae, Ilian Bergala, Blanche Gardin, Delphine Gleize, Jules Sagot, Camille Rutheford
Distribuzione: Officine Ubu
Durata: 98′
Origine: Francia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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