It Follows, di David Robert Mitchell

Nel finale di Jeepers Creepers di Victor Salva il mostro, una volta catturata e uccisa la vittima desiderata, compiva l’unico gesto in grado di suscitare reale terrore: ci guardava. E lo faceva attraverso un lembo di pelle morta, inutile, perché il corpo – la carne – oggi è un puro espediente, uno strumento secondario ai fini dell’orrore puro e semplice. Non è più tempo di body horror, insomma, quello teorizzato e messo in pratica nei formidabili (ma ormai lontani) anni Ottanta. No, oggi le traiettorie del genere si sono spostate, subendo una mutazione proporzionale al cambiamento dei tempi e della società, e il babau non è più l’icona à la Freddy Krueger o Jason Voorhees, né tantomeno il mostro della tradizione classica. Il mostro oggi è invisibile eppure tutt’intorno a noi: il mostro oggi è lo sguardo. Si può certamente continuare a mettere in scena spettri, case infestate e poltergeist, ma con l’evidente intenzione di parlare di altro (come testimonia il recentissimo The Conjuring – Il caso Enfield).

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1L’opera seconda di David Robert Mitchell (dopo The Myth of American Sleepover) è l’horror che ritorna a sconvolgere gli equilibri: non che nel frattempo il genere sia rimasto con le mani in mano, ma se c’è un film che più di tutti gli altri sembra rielaborare e metabolizzare la lezione del new horror, questo è certamente It Follows. Il film di Mitchell si rivela tutt’altro che insensibile alla lezione dei maestri, a cominciare da quella di John Carpenter: la musica, le carrellate, una location urbana che sembra la versione aggiornata della Haddonfield di Halloween, con le sue villette tutte uguali e la macchina da presa che segue i suoi protagonisti lungo i marciapiedi e i giardini, come se ci trovassimo a inseguire (following) il fantasma di Jamie Lee Curtis nel capolavoro del 1978. E ancora: se più di una volta abbiamo ribadito l’importanza seminale della saga di Nightmare nel raccontare un decennio troppo veloce e troppo luminoso per impedire di nascondere gli orrori che vi si celavano dentro, It Follows ne raccoglie compiutamente l’eredità riuscendo a raccontare il mostro della nostra contemporaneità, talmente grande e davanti agli occhi di tutti che non riusciamo più neanche a metterlo a fuoco. E la mattanza dei suoi giovani protagonisti, pressochè ignorata da una generazione di padri colpevoli o assenti, ha la stessa portata drammatica del film di Craven del 1984 (o del quarto capitolo, quello di Renny Harlin, il più tragico e tra i più sottovalutati): esattamente come il paesaggio urbano della pellicola, le macerie (fisiche o sentimentali) prendono il sopravvento e tutto ha il sapore disilluso e malinconico dell’abbandono.

Opera intrinsecamente legata al concetto di vedere, il film racconta di un contagio 2trasmesso attraverso i rapporti sessuali, ma lo spauracchio dell’AIDS non c’entra nulla, o quantomeno non è rilevante ai fini ultimi della pellicola; piuttosto, è una contaminazione felicissima tra l’horror e il coming of age, nella quale le due parti si alternano e si completano a vicenda con una fluidità tale che sembra impossibile determinare quando finisca l’una e cominci l’altra. Perché il cuore del film risiede tutto nel dolore e nel disagio di una generazione, questa, uccisa da un fuoricampo assoluto e inafferrabile (guardando quindi anche a Jacques Tourneur, omaggiato nella lunga sequenza finale in piscina) che si trasforma in motore narrativo, moltiplicando e stratificando lo sguardo oggettivo di un nemico senza nome: le panoramiche circolari a 360° di Mitchell illuminano le strade, le stanze e i corridoi della scuola per cercare disperatamente di mettere in risalto l’horror vacui che si annida sotto la superficie delle cose. E ai suoi giovani personaggi, costretti costantemente a guardarsi indietro, viene preclusa qualsiasi possibilità di un futuro. Nell’epoca dei social network, dei profili e degli account, in cui la priorità è farsi vedere e L’idiota di Dostoevskij viene letto sullo schermo di un cellulare, il mostro è colui che ti vede e ti segue (il follower), attraverso una circolarità che potrebbe continuare all’infinito. Complesso e sfaccettato, It Follows è più interessato a suggerire domande che ad azzardare risposte: è un grande horror, ma soprattutto è un grande film che si merita pienamente un ruolo di primo piano all’interno di un genere che in questi ultimi anni sta cercando una nuova via per raccontare il mondo e le cose. Riuscendoci.

Titolo originale: id.

Regia: David Robert Mitchell

Interpreti: Maika Monroe, Keir Gilchrist, Jake Weary, Daniel Zovatto, Olivia Luccardi

Distribuzione: Koch Media

Durata: 94′

Origine: Usa 2014