ITsART – I dubbi e le proposte del Forum Dell’Arte Contemporanea Italiana

Il Forum dell’Arte Contemporanea Italiana riunisce esponenti del mondo dell’arte e delle istituzioni per analizzare limiti e potenzialità della piattaforma ITsART, la “Netflix della cultura italiana”

Si è svolto Sabato 6 Febbraio il quarto focus online indetto dal Forum Dell’Arte Contemporanea Italiana, dedicato ad ITsART, il portale di contenuti on demand voluto dal ministro Dario Franceschini, che verrà lanciato nella primavera del 2021 con lo scopo di promuovere la cultura italiana nel mondo.

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La critica Chiara Zanini, Adriana Polveroni, docente di museologia del contemporaneo all’Accademia di Brera, la storica dell’arte contemporanea Maria Giovanna Mancini ed il direttore artistico del MAMbo Lorenzo Balbi hanno moderato una tavola rotonda su limiti e potenzialità della piattaforma che ha visto intervenire personalità del teatro (Romeo Castellucci ed Irene Serini), della danza (Virgilio Sieni), dell’arte contemporanea (Francesco Vezzoli) del cinema (il regista Edoardo De Angelis), della musica (il sound designer Marco Messina) e della distribuzione (Andrea Romeo di I Wonder Pictures), oltre ad esponenti legati al mondo del fumetto (Igor “Igort” Tuveri) dei festival cinematografici (Silvia Lucchesi, direttrice del festival Schermo Dell’Arte) degli spazi museali (Cristiana Perrella, direttrice Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Laura Barreca, direttrice Museo Civico di Castelbuono e docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara e Francesca Pennone della Galleria Pinksummer).

Come si legge nella dichiarazione introduttiva alla roundtable, si rimprovera al Ministero la mancata percezione delle esigenze del settore e l’apparente rifiuto di effettuare un confronto con gli stessi operatori culturali, optando piuttosto per la costituzione di una piattaforma che punta a distribuire contenuti on demand piuttosto che sostenere la creazione di prodotti culturali. “Il finanziamento previsto – si legge – è insufficiente per creare una piattaforma all’avanguardia (…) viceversa si tratta di una somma considerevole se destinata ad altre attività necessarie alla ripresa del comparto.”

La roundtable ha voluto quindi essere un momento di discussione, tra istituzioni e professionisti della cultura, utile a cercare spunti proficui ad entrambi i settori. Gli spunti raccolti durante il dibattito confluiranno in un documento destinato al ministro.

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Il dibattito ha indagato numerose linee di tensione, a partire dalla conservazione della liveness dell’evento artistico, danneggiata dalla visione in streaming, passando la dimensione produttiva dei contenuti della piattaforma e toccando anche questioni legate al marketing e al rapporto con il pubblico.

Particolarmente critico nei confronti del progetto è Romeo Castellucci, per il quale ITsART è “un fraintendimento della specificità del linguaggio teatrale”. Il regista crede infatti che la piattaforma leda il ruolo creativo del pubblico in un evento teatrale: “lo spettatore forma lo spettacolo in presenza, per questo è impossibile fare teatro attraverso uno schermo”, conclude Castellucci.

ITsART

 

Marco Messina critica invece le tempistiche dell’iniziativa, lanciata quando “la gente dovrebbe riappropriarsi dello spettacolo dal vivo, piuttosto che subirlo da casa”. Messina guarda con perplessità anche alle possibilità di divulgazione della piattaforma, organizzata a partire da un linguaggio unificante che appiattisce la risposta dell’utenza. Più interessante è invece quando il digitale esorbita dalla trasmissione dell’evento: “lo schermo può essere uno strumento per esplorare lo spettacolo più che subirlo, magari attraverso interviste ad attori o registi”. Silvia Lucchesi è più aperta e, al di là dei limiti di ITsART, considera le piattaforme “momenti fondamentali per l’insegnamento, come dimostrano le centinaia di studenti che, nel corso dell’anno si sono connessi e hanno svolto momenti didattici prima impossibili da immaginare grazie a worskshop o incontri con gli autori organizzati da tutti quei festival che nel 2020 non si sono potuti svolgere in forma tradizionale”.

Edoardo De Angelis si interroga invece sui rapporti tra ITsART e produzione di contenuti e teme che la piattaforma favorisca un’ “assenza dell’autore”, che rischia di finire inglobato dalle logiche di mercato: “una piattaforma di questo tipo – ha detto De Angelis – dà spazio a troppe perplessità, sulla selezione dei prodotti, sulla qualità delle autoproduzioni che sicuramente prolifereranno, sulla suddivisione dei ricavi tra ITsART e autori”. Più utile, secondo il regista, sarebbe se lo stato “investisse in luoghi che ospitino gli autori e permettano loro di lavorare in questa condizione limite data dalla pandemia”.

A chiedere un migliore utilizzo dei fondi è anche Cristina Perrella, che spera che il MIBACT coinvolga maggiormente i privati per sostenere l’indipendente e i suoi contenuti progetti che “diventerebbero contenuti di punta della piattaforma e scongiurerebbero la possibilità che il mainstream venisse privilegiato”. Dello stesso avviso anche Virgilio Sieni, che annota “la mancanza, da parte dello stato, di un vero sostegno ai giovani artisti e alle nuove esperienze spettacolari”.

Francesco Vezzoli ha aperto invece un nuovo fronte d’indagine, legato al rapporto tra ITsART e i suoi maggiori competitor. L’artista crede che per strutturare una piattaforma del genere si debba agire con lo stesso cinismo con cui agisce Netflix. Vezzoli pensa che si tratti di un problema soprattutto morale: “la politica deve mettere in atto una  strategia di forza nei confronti dei finanziatori, soprattutto quelli privati, che potrebbero aiutare lo stato ad investire in progetti di rilievo” – ha detto l’artista che ha proseguito affermando, risoluto, che “solo dopo aver risolto questo dilemma etico, si potrà pensare ad una Netflix dell’arte”.

Più prosaico il fumettista Igort, il quale nota come il problema di ItsArt sia in un approccio all’utente che, basandosi sull’acquisto di contenuti on demand e non su un abbonamento, rischia di fallire la sfida dell’engagement time dell’utente.

La roundtable ha descritto un panorama complesso come la realtà che ha osservato e ha confermato l’esistenza di una comunità di professionisti attenta al presente e desiderosa di agire per la ripresa del contesto culturale italiano. La speranza, è che quest’incontro sia stato il primo passo di quel confronto con il governo cercato da tempo e non ancora ottenuto.

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