Jacques Demy. La naturale grazia dei sentimenti

Jacques DemyAl nome di Jacques Demy la memoria corre alle carezze che hanno amorevolmente lambito il suo corpo nell’indimenticabile Jacquot de Nantes che la moglie, Agnes Varda, gli ha dedicato prima della morte e che hanno, per sempre, fissato nel nostro ricordo l’immagine del regista francese.

 

Jacques Demy – omaggiato stasera dai Rendez-vous del cinema francese con la proiezione di Lola, alla presenza di Anouk Aimée – è stato un regista dimesso e appartato e nonostante sia stato partecipe delle trasformazioni degli anni sessanta che trovavano voce negli autori della nouvelle vague, la sua opera complessiva non può essere assimilata a quella dei più noti appartenenti alla corrente cinematografica. La sua predilezione si identificava nella commedia musicale, di cui è stato non solo appassionato spettatore, ma, soprattutto fine autore.

 

Proprio questa sua inclinazione lo ha condotto a praticare un cinema estraneo alle suggestioni suggerite dalla moda o da quelle indotte da riflessioni politiche. Il suo esordio è avvenuto nel 1955 con un cortometraggio autobiografico Le sabotier du Val de Loire. Il suo primo lungometraggio che ancora oggi resta uno dei suoi film più noti è Lola del 1961 con Anouk Aimée. Gli incontri e gli occasionali amori mercenari della protagonista costretta a crescere da sola il figlio, si dissolvono quando il padre del piccolo decide di ricostituire il rapporto d’amore con lei. Il film, come gran parte del cinema a venire dell’autore di Nantes, è caratterizzato da una naturale grazia che esprime uno spontaneo amore per i personaggi, un cinema in cui il sentimento non è solo tema dell’opera, ma costituisce anche la ragione della sua messa in scena. Il film d’esordio lo testimonia, così come dimostra l’amore nei confronti del cinema che nel passato aveva raccontato i risvolti dell’amore e gli incroci casuali dei sentimenti.

 

Da LolaMax Ophuls, che Demy intende omaggiare, mutua questa predisposizione alla composizione dell’intreccio sentimentale e questo diventa tratto essenziale della propria poetica futura. Una poetica che si ridefinisce attraverso il musical genere per mezzo del quale Demy compie il definitivo omaggio al cinema americano.

 

Due film segnano con decisione i termini di questa opera che si avvia a diventare un percorso originale, per quanto discreto, nel pur variegato cinema europeo. Les parapluies de Cherbourg (1964) e Les demoiselles de Rochefort. Si tratta di due musical che vedono come protagonista la Deneuve.

 

Il primo, in cui Nino Castelnuovo affianca la diva francese, si affida alle scenografie minnelliane e alle musiche di Michel Legrand per raccontare l’impossibilità di un amore dentro una città portuale sullo sfondo della guerra d’Algeria. Se i sentimenti mostrati e poi negati ricuciono i destini dei due protagonisti del primo film, Les demoiselles de Rochefort (1967) esalta i sentimenti d’amore di ogni età e conferma le doti del regista che pur lavorando esplicitamente su un solco già tracciato come quello della commedia musicale, impone la propria originalità attraverso quel tipico spirito francese e l’eleganza indubbia della messa in scena.

 

I suoi successivi lavori giunti dagli Stati Uniti, dove soggiornò per un periodo con al moglie, non raggiunsero i risultati precedenti e solo l’incursione nella favola attraverso Peau d’âne (1970) e The pied piper of Hamelein (1972) lo ha fatto ritornare a quel cinema d’impronta originale dei suoi esordi. Nel 1973 ha realizzato L’évenement les plus important depuis que l’homme a marché sur la lune con la fedele Deneuve e Marcello Mastroianni. Una surreale commedia che suggerisce una immaginata parità tra i sessi. Gli anni ’70 lo vedono inattivo per lungo tempo a causa di problemi di salute e nel 1982 torna alla produzione affidandosi, ancora e di nuovo, al cinema musicale, il suo antico amore, un sicuro rifugio che conosce ormai alla perfezione.

 

Jacques DemyUna chambre en ville con Dominque Sanda e Michel Piccoli è un film sicuramente singolare dentro la filmografia di Demy. Una storia in cui il sentimento si colora delle tinte della morte, in cui l’amore conduce alla violenza anche su stessi. Interamente musicale, la storia del film si dipana dentro la vicenda delle lotte operaie che nel 1955 sconvolsero i cantieri navali di Nantes. Parking (1985) è un riadattamento rock, con le musiche di Legrand, del mito di Orfeo ed Euridice in cui Demy omaggia, più o meno direttamente, John Lennon e Yoko Ono.

 

Con Trois placet pour le 26 (1988) guarda alla biografia di Ives Montand attraverso l’ennesimo esperimento dentro le fatture della commedia musicale hollywoodiana. Quella commedia che intrecciava il cinema e la musica con il sentimento, per guardare alla vita con l’occhio benevolo del suo cinema così francese e così delicatamente sofisticato.