James Bond, il fascino senza tempo dell’eroe di Fleming

Il pensiero del cinema è sempre positivo, poiché consente alla mente di correre senza freni in un universo colorato fatto di avventure impossibili e di storie vere, di personaggi al limite dell’assurdo e di voli della fantasia capaci di astrarre dalla realtà regalando momenti di svago assoluto. I registi da sempre si lasciano guidare dalle più diverse fonti di ispirazione, scandendo letteralmente la vita delle persone – dall’inizio alla fine – con l’uscita di pellicole divenute nel tempo dei cult, vere e proprie pietre miliari entrate a far parte della cultura globale. La settima arte si è lasciata tentare più volte dalle storie legate in particolare al gioco d’azzardo, fatte di uomini e donne in abiti eleganti e lustrini che si muovono all’interno delle sale luminose dei casinò. C’è un personaggio che forse più di ogni altro viene associato a questo universo: è James Bond ovvero l’eroe senza tempo, partorito dalla penna di Ian Fleming.

Volti leggendari alla prova del ‘tavolo verde’
I volti del più celebre ‘agente segreto di Sua Maestà’ sono stati tanti nella storia del cinema: il più amato resta quello di Sean Connery, per sempre legato alla mitica battuta pronunciata seduto al tavolo verde, ‘Mi chiamo Bond. James Bond’. Oggi per scommettere si consulta la classifica dei migliori bookmakers e si ricorre il più delle volte alle piattaforme digitali, ma in un’epoca ormai lontana come quella del Bond di Sean Connery il brivido era legato a doppio filo al momento stesso dell’ingresso nel casino. La frase cult porta con sé un fermo immagine altrettanto famoso e iconico: lui, 007, con l’abito scuro e lo sguardo sicuro di sé. Si guarda intorno sprezzante, con la mascella decisa e la sigaretta accesa da un lato della bocca. Era il 1962, Sean Connery aveva appena 32 anni ed era già entrato nella Storia del cinema con 007 – Licenza di uccidere. Bond è un personaggio vincente, sempre sicuro di sé al tavolo verde come contro i cattivi dei quali i suoi film sono perennemente infarciti. E’ addestrato all’azione, ama il rischio e le donne: insomma incarna un ideale maschile che non è mai passato e forse mai passerà di moda. Si trova perfettamente a suo agio in un ambiente come quello del casinò, frenetico e imprevedibile.

Il fascino delle sale da gioco, location cult di Hollywood
Già, le sale da gioco: quanti film cult di Hollywood le hanno viste come ideale scenografia, ieri e oggi. Se ci spostiamo indietro nel tempo potremo arrivare fino al Casablanca con Humphrey Bogart (1942), mentre mettendo parecchio avanti le lancette troveremo la saga di Ocean’s Eleven (2001) oppure Paura e delirio a Las Vegas (1998). In quest’ultimo è la celebre Strip con le luci e i fasti dei palazzi a farla da padrona, mentre i due protagonisti (Dottor Gonzo e Raoul Duke) vanno in cerca del sogno americano. Tutti almeno una volta hanno visto una di queste pellicole, imbattendosi nelle amatissime scene – per loro essenza ricche di un fascino senza tempo – girate nelle sale da gioco. Sarà perché il cinema è in grado di raccontare tutto con quella leggerezza tipica del sogno, sembra vero e in realtà è un esercizio della fantasia eccezionale.