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Jane Austen a gâché ma vie, di Laura Piani

L’esordio della sceneggiatrice francese racconta una storia originale e fresca che riesce a coinvolgere sinceramente lo spettatore grazie a una scrittura solida. Oggi ai Rendez-vous al Nuovo Sacher

Prima di questo esordio alla regia la sceneggiatrice francese Laura Piani vanta un curriculum di tutto rispetto, che mostra una dedizione cieca alla pratica della scrittura, una formazione tutta volta all’arte della sceneggiatura che, una volta affinata nell’ambito prettamente accademico, ora viene messa in pratica nel suo lungometraggio d’esordio Jane Austen a gâché ma vie

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Questa è una commedia romantica delicata e intelligente, dotata di uno spessore che risalta immediatamente. La storia narrata è quella di Agathe (Camille Rutherford), che gestisce la libreria storica, peraltro realmente esistente, Shakespeare & Co. Qui svolge una vita tutto sommato solitaria e abitudinaria, in compagnia del suo decennale migliore amico Felix. Convive con sua sorella e il rispettivo figlio, in questa famiglia non convenzionale ma sinceramente unita da un affetto corrisposto. Una sera, durante una cena al ristorante cinese del suo quartiere, Agathe nota l’immagine di un uomo affascinante riprodotta sul fondo del suo bicchierino di sake, ed immediatamente (pontificando, perché Jane Austen a gâché ma vie è un film che tratta anche il tema dell’invenzione letteraria e lo slabbramento tra realtà e finzione) se ne innamora. Parte l’ispirazione, e immediatamente scrive un possibile primo capitolo di un possibile futuro romanzo che vorrebbe realizzare. Queste pagine vengono quindi lette de Felix e ad insaputa di Agathe mandate a un concorso, che in palio prevede un fine-settimana-creativo proprio nella residenza storica di Jane Austen, insieme ad altri addetti ai lavori; quindi scrittori e autori.

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L’approdo al “mondo straordinario” – per dirla in termini manualistici – è emblematico perché descrive appieno la goffagine della protagonista: appena arrivata Agathe vomita sulle scarpe di Oliver, l’affascinante pro-pro-pro-pro-pro ecc. nipote della stessa Austen e immediatamente inizia la conflittualità tra i due; anche se questa è destinata a durare poco perché l’amore per la letteratura e un innamoramento spontaneo li unirà in modo organico. Il punto è questo: prima di partire per la residenza Austen Agathe ha baciato Felix, convinta che questo fosse ciò che lei desiderava. Ma la realtà è un’altra, e infatti la loro storia verrà stroncata sul nascere. 

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La bravura di Laura Piani sta nel saper giocare bene con questo elemento del triangolo amoroso. Se infatti nelle storie di Jane Austen è il centro pulsante delle sue trame in Jane Austen a gâché ma vie la direzione che viene presa è diversa. Piani infatti scrive, e lo fa in modo pragmatico e mai troppo banale, dei personaggi carichi di una loro indipendenza che rendono l’intreccio fresco e godibile. La leggerezza non è affatto un problema qui, perché si tratta dell’intera impostazione dell’opera; che non dispiace e non annoia. Le vicende di contorno, come il padre di Oliver affetto da Alzheimer che gira senza pantaloni, non risultano mai invadenti ma anzi offrono momenti di respiro, giungendo nei momenti più opportuni. La forma dell’esordio è certamente visibile, pensando alla regia tecnica che per tutta la durata non si fa mai notare (anche quando potrebbe). Ma tutto sommato Jane Austen a gâché ma vie è un film davvero notevole, che veste i panni della commedia romantica in modo originale e divertente.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

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