"Jane Eyre", di Cary Fukunaga

Jane EyreSi sentiva il bisogno di una nuova versione di Jane Eyre, il capolavoro di Charlotte Brontë già portato sullo schermo, fra gli altri, da Robert Stevenson e Franco Zeffirelli? Di fronte all’anestetica pellicola del giovane Cary Fukunaga verrebbe da propendere per il no, a meno che l’intento non fosse unicamente quello di fornire a un pubblico giovane un’aggiornata illustrazione del testo scritto, per stimolarne nuovamente la lettura.

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------

----------------------------------------------------------------

Dopo un incipit promettente, che ha però gioco facile nel trovare echi dickensiani nei maltrattamenti infantili perpetrati all’interno di solenni magioni e collegi vittoriani, il regista americano si rimette al compitino assegnatogli, rinunciando ad imprimere uno sguardo personale alla storia di questa eroina protofemminista, accontentandosi di curare la confezione, delegando la ricerca di una qualche emozione all’aspetto tecnico/formale (specialmente all’ottima fotografia di Adriano Goldman) e agli interpreti, Michael Fassbender e Mia Wasikowska che, seppur coscienziosi, scontano una conformità estetica inadatta a restituire la polarità dei due personaggi, fondata in primis su una sgradevolezza esteriore.

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------

---------------------------------------------------------------

Estremamente classica nella messa in scena, la versione di Fukunaga si rivela invece pericolosamente moderna nella misura in cui, pur nella dilatata durata di 120 minuti, accelera e schematizza le tappe dell’innamoramento di Jane e Mr. Rochester, violando di fatto non tanto e non solo lo spirito del romanzo, vista la legittimità del cinema a tradurre e quindi tradire costruzione e linguaggio letterari, quanto quello dell’epoca che va rappresentando, di cui non esplicita un sottotesto taciuto, ma piuttosto lo semplifica per renderlo più accessibile  a uno sguardo contemporaneo, tentando di arrivare con ottica utilitaristica a quello che ritiene superficialmente essere il cuore del racconto (ossia l’amore tra Jane e Rochester) perdendo per strada tutte le sfumature del percorso di crescita della protagonista, simboleggiate dai nomi  dei luoghi in cui si consuma l’esistenza di Jane – le “barriere” di Gateshead, il “degrado” di Lowood, le “spine” di Thornfield e la “svolta” di Whitcross – che in mano a una regia più sensibile avrebbero potuto offrire momenti di cinema analoghi agli indelebili affreschi di Fagin e i suoi piccoli ladri nella Londra vittoriana cui Polanski ha dato vita nella pur classica messa in scena del suo Oliver Twist.

Quello di Fukunaga è invece un cinema piccolo e inconsistente, vecchio nonostante la giovane età del suo autore. Che fa rimpiangere non solo le precedenti versioni per il grande schermo ma anche la recente miniserie della Bbc (qui in veste di coproduttrice), che con le sue inquadrature sghembe, i cromatismi violenti e l’uso di soggettive riusciva se non altro a riprodurre la prima persona del romanzo e a raccontare quindi la prospettiva della protagonista, quel suo sguardo etico sul mondo che ne ha fatto una delle più vivide eroine della letteratura anglosassone.

 

 

Titolo originale: id.

Interpreti: Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Jamie Bell, Judi Dench, Tamzin Merchant, Sally Hawkins
Origine: Gran Bretagna, 2011
Distribuzione: Videa-CDE
Durata: 120’

 

 

Un commento

  • Avatar

    Francamente non ho trovano tutta questa negatività nella versione di Fukunaga di Jane Eyre . Mi sembra un accanimento voluto, il vostro, su di un film godibile su cui, per carità ,è ovviamente legittimo discutere o meno l'attineza al romanzo originale (mi viene in mente l'eterno Kubrick che fece letteralmente a pezzi lo Shining di Stephen King,anche a detta dell'autore stesso, ma su cui nessuono può discudere semplicemente perchè è di Kubrick…l'ottusità non ha mai fine…) ma che nel risultato finale, grazie anche alle ottime ed intense performances della Wasikowska e di Fassbender, risulta essere una pellicola più che interessante.