Jimi: all is by my side, di John Ridley

Nessuno ad oggi aveva mai provato a realizzare un biopic su James Marshall Hendrix. Eppure raccontare di una rockstar morta a ventisette anni in maniera violenta (assoluto leitmotif della più classica parabola rock, da Jim Morrison a Kurt Cobain) è sempre stato un terreno fertile per la cinematografia occidentale, un topos facilmente semplificabile attorno agli stilemi del "sesso,droga e rock n roll", dell'antieroe bello e maledetto. Ma la figura di Hendrix rende impossibile questa volgarizzazione: fra tutte le leggende del rock del XX secolo infatti, solo lui è stato capace di fondere completamente il suo personaggio non solo con la musica che creava, quanto con lo strumento che interpretava. Al di fuori della sei corde, del palcoscenico, Hendrix era solo un ragazzino timido e introverso, talmente lontano dalla rockstar che dava fuoco alle chitarre e rivoluzionava il mondo con assoli epocali, da sembrare non un genio o un'icona, ma uno dei tanti giovani hippie del Sessantotto.

Sfortunatamente, questo Jimi: all is by my side, realizzato da John Ridley (sceneggiatore di 12 anni schiavo, qui all'esordio alla regia) si apre proprio con un trip di LSD, e si trova a tralasciare l'unico elemento veramente interessante e rivoluzionario della vita di Jimi Hendrix: la Musica.

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Non avendo infatti la produzione trovato un accordo con la Experience Hendrix LLC (la società che cura il patrimonio artistico del musicista), Ridley si è trovato orfano di tutte le canzoni realizzate da Hendrix nel corso della carriera (fatti salvi due pezzi minori realizzati nel '66), dando vita a un film assolutamente paradossale: una pellicola sul più influente guitar hero della storia del rock, senza musica.

Confrontandosi con questo enorme limite strutturale, il film cerca di risolvere l'impasse con l'escamotage di contestualizzare il racconto nel periodo subito precedente al successo di Hendrix, dove non erano ancora usciti i grandi pezzi e il genio artistico era ancora acerbo. Ma come è facile intuire, tutto l'interesse verso il chitarrista di Seattle sta proprio in quei pochi anni di esplosione artistica che vanno dal '67 al '70. A ben poco può servire l'ottima interpretazione del sorprendente Andrè Benjamin (leader degli Outkast), che cerca in ogni modo di colmare l'incolmabile con una gestualità e una somiglianza vicinissime al chitarrista di Seattle. Anche il tentativo di rimpiazzare gli assoli di Hendrix con pezzi registrati per l'occasione lascia l'amaro in bocca: se si potevano seguire due strade, la prima di assumere un musicista che riproducesse fedelmente le sonorità hendrixiane, la seconda di osare attraverso musicalità diametralmente opposte all'originale, in Jimi: all is by my side si opta per una stridente terza via, quella di una scimmiottatura didascalica e incomprensibile, soprattutto vista la quantità di ottimi seguaci stilistici del guitar hero in circolazione.
Altra nota dolente è la presenza di più di una stonatura con i fatti realmente accaduti: Katy Etchingam, amante del chitarrista (interpretata da Hayley Atwell) ha duramente criticato la rappresentazione di un Hendirx violento che la picchiava, definendo il suo compagno un uomo timido e gentile.
Probabilmente passeranno ancora molti anni prima che qualcuno possa riuscire nell'impresa fallita a Ridley…

Titolo originale: id.
Regia: John Ridley
Interpreti: André Benjamin, Imogen Poots, Hayley Atwell, Burn Gorman, Ashley Charles
Origine: UK, 2013
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 118'

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