John Cena e l’addio alla WWE. The last time is now
L’ultimo inchino di un’icona che ha segnato vent’anni di wrestling. Il lottatore patriottico e volto di una federazione intera dice addio per sempre, chiudendo un’era della WWE
È ora di smettere. Di lasciare andare. Sembra dire John Cena in quel sorriso finale mentre cede alla presa di Gunther. Un Never Give Up che si materializza davanti agli occhi di tutti. È la fine di un ciclo, di un pezzo della WWE e dell’intrattenimento mondiale. Il wrestler dice addio all’età di quarantotto anni. Perde l’ultimo incontro sul ring nel programma Saturday Night’s Main Event, ma vince dando vita a uno degli addii più poetici del wrestling.
Andiamo per gradi. John Cena, nato a West Newbury il 23 aprile 1977, è considerato una delle leggende più amate della WWE, ma anche uno dei lottatori più divisivi, per via della sua figura di cerniera tra patriottismo americano ed eroe positivo. Oltre a essere al quarto posto nell’albo dei campioni WWE per numero di giorni complessivi (1359, dietro Bruno Sammartino, Hulk Hogan e Bob Backlund), è anche un rapper (con un album all’attivo, You Can’t See Me del 2005), ma soprattutto un attore che ha preso parte a numerosi film di successo, tra cui Bumblebee, Barbie, The Suicide Squad – Missione suicida e la saga di Fast & Furious.
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Con questo ritiro il wrestler ha potuto finalmente mostrare il suo lato più umano, anche quello più oscuro, dietro la maschera del campione indistruttibile: simbolo di lealtà e devozione alla patria, su cui far confluire l’affetto della nazione e non solo. Una figura che, diciamolo, aveva stancato un po’ tutti. Hater e non. In questa direzione si inserisce il turn heel di quest’anno, in cui Cena è passato dall’essere l’eterno bravo ragazzo all’eroe cattivo, mostrando lati più fragili e ostinati.
Durante Elimination Chamber 2025, il bostoniano aveva finalmente ceduto al Mister Hyde che si annida dentro ognuno di noi, attaccando Cody Rhodes dopo il match, unendosi a The Rock (altra stella della federazione) e abbandonando definitivamente quel lato da supereroe. Vince McMahon, storico capo della federazione, aveva imposto sin dal 2005 Cena come figura centrale nell’ecosistema WWE. Purtroppo, negli anni, questo lato così prevedibile aveva allontanato molti fan, desiderosi da tempo di un cambio drastico del personaggio. Ma la WWE era Cena e viceversa, e non poteva permettersi di giocarsi il volto di spicco dell’azienda. Diciassette volte campione tra titolo WWE e titolo mondiale dei pesi massimi. Per oltre vent’anni Cena si è caricato sulle spalle il peso di un’intera federazione. E chi, se non lui, poteva conquistare così tanti titoli, essendo considerato nell’ambiente uno dei wrestler più attenti all’etica del lavoro e all’immagine del professionista serio e disciplinato?
Tra i momenti più iconici della sua storia in WWE va ricordato innanzitutto il match d’esordio, avvenuto nel 2002 a SmackDown! contro Kurt Angle, all’epoca uno dei wrestler più forti della lega. Inizia così la sua carriera, mostrando fin da subito talento e carisma. Nella puntata di SmackDown! del 31 ottobre, ispirata alla festa di Halloween, Cena si traveste da rapper Vanilla Ice, inaugurando una delle gimmick più famose della sua carriera, tra freestyle improvvisati e mosse finali accompagnate dal celebre You Can’t See Me.
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Ma la carriera di Cena non è fatta solo di luci, bensì anche di ombre. Molti ricordano le cosiddette annate del “cenamerdismo”, tra il 2009 e il 2011: i momenti più bui della sua storia in WWE. Cena era percepito come un personaggio fin troppo monodimensionale, un Marine a una sola faccia, gonfio di eroismo ma mai del tutto sincero. Ci vollero anni per scrollarsi di dosso lo stigma del lottatore monolitico, sempre pulito e perfetto. E Cena lo fece sul ring: prima con CM Punk a Money in the Bank 2011, poi con Daniel Bryan a SummerSlam 2013.
Come molti wrestler prima di lui, John Cena ha trovato nel cinema una naturale estensione del proprio corpo scenico, seguendo un percorso che — inevitabilmente — richiama quello di Dwayne “The Rock” Johnson. Il suo esordio sul grande schermo avviene nel 2006 con The Marine di John Bonito, film che sembra cucito addosso al personaggio WWE: Cena interpreta John Triton, uno dei migliori Marines, congedato per insubordinazione e costretto a tornare negli Stati Uniti dalla propria famiglia. Un action ruvido e patriottico, che dialoga apertamente con l’immaginario del wrestler eroico, disciplinato e granitico costruito sul ring. Col tempo, però, Cena ha iniziato a scardinare quella maschera, accettando ruoli più complessi e meno rassicuranti, come in The Wall di Doug Liman, ambientato durante la guerra in Iraq, dove recita accanto ad Aaron Taylor-Johnson in un film teso, claustrofobico e sorprendentemente drammatico.
Parallelamente, non ha mai rinunciato a un registro più leggero e autoironico, come dimostra la partecipazione alla coppia di commedie Daddy’s Home, in cui gioca consapevolmente con la propria fisicità ipertrofica. Il salto definitivo nel cinema mainstream arriva con due blockbuster globali come Bumblebee e Fast & Furious 9, fino a The Suicide Squad di James Gunn, dove interpreta l’antieroe pacifista Peacemaker: un personaggio paradossale, violento e idealista, che gli permette di attraversare più registri attoriali, dal grottesco al tragico. Cena compare anche in un piccolo ma significativo ruolo in Barbie di Greta Gerwig, nei panni di Ken Tritone, una variante surreale e volutamente kitsch del mito maschile, e tornerà in un cameo in Superman di James Gunn (2025), ancora una volta come Peacemaker. Un percorso cinematografico che, pur tra alti e bassi, racconta la volontà di non rimanere prigioniero di un solo corpo o di un solo mito.
In rete rimbalzano letture diverse di quel sorriso che pone fine alla carriera di uno dei lottatori più amati di sempre. C’è chi vi ha visto una profonda serenità: non quella di chi cede per dolore, ma di chi avrebbe potuto continuare a lottare e sceglie di non farlo. Perché? Perché Cena non doveva dimostrare più nulla al mondo del wrestling. La sua storia e i suoi titoli parlano da soli. Quel sorriso diventa allora il segno di un performer che ha finalmente lasciato andare un peso durato vent’anni, con cuore e muscoli un po’ più leggeri, consapevole di aver dato tutto se stesso ed essere arrivato al limite. E che, dunque, va bene anche arrendersi e lasciare spazio agli altri.
Una chiusura che, per certi versi, insegue il cinema. Il finale di Cena ricorda infatti quello di The Smashing Machine, con Dwayne Johnson — alias The Rock — diretto dai fratelli Safdie nei panni di un lottatore di MMA all’apice della carriera. E chissà che l’addio alla WWE non apra davvero più spazio per Cena nel mondo del cinema, magari in ruoli più complessi e impegnati.
L’ultimo grande giro di giostra di uno dei miti d’infanzia di intere generazioni. The Last Time Is Now, era scritto sul polsino di Cena nell’incontro d’addio. Mentre il lottatore lasciava per sempre quel mondo che lo aveva reso grande, il pubblico in arena fischiava duramente il verdetto del match, considerandolo un’umiliazione. Ma se ci si concentra sull’aspetto più umano e poetico di quella resa, emerge una lezione che va oltre l’intrattenimento: il campione più grande di tutti lascia il palco in punta di piedi, con un ultimo inchino, lo sguardo in camera e un sincero: “Grazie. È stato un onore intrattenervi per tutti questi anni”. Sipario.























