Jungle Cruise, di Jaume Collet-Serra

Vorrebbe diventare un punto di riferimento dell’adventure-movie. Purtroppo, il film è troppo impegnato a rispettare la confezione per essere innovativo

L’ultima volta in cui le strade della Disney e di Dwayne Johnson si erano incontrate risaliva al 2009. Allora, lo studio cercava invano un franchise di successo dopo aver esaurito la saga di Pirates of the Caribbean e l’attore stava cercando di far dimenticare il suo passato di wrestler. La loro collaborazione era durata soltanto due film e l’accoglienza del pubblico era stata altalenante. Il suo tentativo di diventare un beniamino per commedie familiari con The Game Plan (2007) era stato abbastanza promettente. La sua prova in un adventure-movie per preadolescenti aveva prodotto il deludente Race to Witch Mountain (2009) e aveva messo fine al sodalizio.

Jungle Cruise arriva dopo un lungo intervallo in cui la Disney è diventata un leviatano che sta divorando l’industria cinematografica. Invece, la star è diventata uno dei volti più riconoscibili e popolari dell’action hollywoodiano. La sua partecipazione nel cast di Fast & Furious è durata cinque film ed è andata spesso sopra al miliardo di dollari. Le condizioni per una seconda occasione non potevano essere migliori e le aspettative si sono regolate in proporzione. L’adattamento dell’omonima attrazione di Disneyland rientra nel titanico sforzo della casa madre di aggiornare la storia del cinema.

Lo studio non si sta limitando a sbaragliare la concorrenza e, in alcuni casi, ad acquisirla finanziariamente. Il suo portafoglio si è riempito di marchi di successo che hanno dettato le regole per tutte le imitazioni. Tuttavia, l’acquisizione di un potere così vasto sembra aver determinato una strategia ancora più assoluta. Jungle Cruise vuole assimilare anche i generi che negli ultimi anni gli erano rimasti estranei. Il successo di Jumanji (2017) aveva rilanciato il filone avventuroso dopo una lunga serie di passi falsi? La produzione gli strappa Dwayne Johnson e gli mette vicino tutta la sua potenza di fuoco. Così, il kolossal ha tutte le carte in regola per oscurare anche chi era riuscito a sfuggire al suo predominio.

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L’obiettivo non ha bisogno di essere dichiarato: nessuno può stare davanti alla Disney. Così, il film prova a canonizzare dei nuovi standard a cui tutti si dovranno conformare per stare al passo. Una leadership che può nascere soltanto dalla spropositata sicurezza nei propri mezzi. Ormai, a Burbank pensano di aver trovato la formula magica per un successo che non può essere intaccato. Jungle Cruise è il risultato di decenni e decenni di stratificazioni cinematografiche che aspettavano solo di essere rielaborate. Del resto, la stessa installazione nel parco divertimenti pescava a piene mani da The African Queen (1951). L’assemblaggio di elementi suggestivi ha avuto la stessa fortuna?

Il film è una divertente escursione di due ore che ha il torto di non rischiare mai come potrebbe. La selezione delle ispirazioni cerca delle nuove combinazioni ma non sempre riesce a tenere la maschera. Il personaggio di Edgar Ramirez affascina per il riferimento cinefilo al conquistador Lope de Aguirre ma la sua maledizione assomiglia troppo a quelle di The Pirates of Caribbean. La forza e la determinazione di Emily Blunt non offrono un nuovo paradigma dell’eroina ma sfruttano quello preesistente. L’omosessualità di un personaggio maschile che scimmiotta le debolezze hollywoodianamente femminili include ma banalizza.

I momenti più riusciti del film sono i duetti tra Dwayne Johnson e l’attrice. La coppia vive una progressione da età dell’oro rinfrescata dalla sceneggiatura di due specialisti della commedia romantica come John Requa e Glenn Ficarra. La chimica tra i due attori funziona e l’ex wrestler ha ormai sviluppato una solida autoironia che lo rende credibile anche al di fuori della sua comfort zone. Jaume Collet-Serra ha finalmente una grande occasione in un blockbuster e sceglie di restare al timone senza scossoni. Jungle Cruise non vive di vita propria nemmeno dal punto di vista del ritmo e dell’impatto visivo.

Le sequenze d’azione sono costruite su un perfetto e complesso meccanismo ad orologeria che non annoia ma non sorprende. Il film è impeccabile ma non sembra all’altezza dello scopo di diventare un nuovo punto di riferimento. Tutti sono troppo impegnati a rispettare la confezione per avere l’ingenuità necessaria per innovare. Purtroppo, i limiti del progetto sono la sua ambizione e la sua totale incapacità di accettare l’imprevisto. Lo spettatore è come un passeggero della barca di Dwayne Johnson che non si lascia convincere dalla verosimiglianza delle mille trappole della giungla. I pericoli sono troppo tempestivi per essere reali ed eccitanti. Tuttavia, sono abbastanza ben congegnati da non far chiedere i soldi indietro.

 

Titolo originale: id.
Regia: Jaume Collet-Serra
Interpreti: Dwayne Johnson, Emily Blunt, Jake Whitehall, Edgar Ramirez, Jesse Plemons, Paul Giamatti
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Durata: 127’
Origine: USA, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.5 (4 voti)
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