"Kick-Ass", di Matthew Vaughn

Nicolas Cage Kick Ass Matthew Vaughn Hit GirlPer farla finita col giudizio su Nicolas Cage. Il ruolo di Cage in Kick-Ass si pone già come zenit di una quantità spettacolare di personaggi strambi, bislacchi, imparruccati, improbabilmente caratterizzati, grottescamente sopra le righe, che l’attore infilava in serie una 15ina d’anni fa sotto Jerry Bruckheimer, e che ha ripreso a interpretare con gloriosa baldanza più o meno dal Ghost Rider del 2007, incluso anche il Terence McDonagh di Herzog. Performances che puntualmente gli valgono e gli varranno lo scherno e la derisione della critica ‘seria’ (!), ovvero più o meno le stesse penne che si lamentavano della poca duttilità e versatilità dell’attore e delle sue espressioni facciali anche nei tentativi più ‘autoriali’ con Mike Figgis, Martin Scorsese, Oliver Stone. Il fatto è che al giorno d’oggi nessuno andrebbe mai a vedere Nick Cage recitare a teatro. La constatazione è che questo ne fa uno degli interpreti più imprescindibili, centrali e interessanti del cinema blockbuster contemporaneo.


Nel film di Matthew Vaughn è sinceramente poco interessante e particolarmente debole tutta l’epopea geek di riferimenti pop, richiami fumettistici, immaginario teen (molto meglio su questo campo fa Edgar Wright col suo Scott Pilgrim), di cui è infarcita la prima parte del film, incentrata su un carattere decisamente sbiadito come quello del protagonista Dave. Più sfizioso è il ricorso agli stratagemmi 2.0 del passaparola virtuale, video col cellulare che finiscono in rete, myspace per le richieste d’aiuto e d’amicizia da inoltrare a Kick Ass, la diretta web dell’esecuzione dell’eroe. Ma l'opera, anche se in pochi lo ammetteranno mai, si accende proprio con l’entrata in scena (forse la sequenza più bella del film) dei personaggi di Big Daddy (Cage) e sua figlia Hit-Girl (la strepitosa Chloe Moretz, 14 anni), insieme al tormentato Red Mist di Christopher Mintz-Plasse le uniche figure dotate di umanità all’interno dello script (Mark Strong è però un esattissimo villain da super-hero movie come piace a lui). La storia della piccola Mindy e dell’amore che la lega al padre, della madre e moglie che è stata strappata ai due con la violenza, e dell’educazione affettuosa a difendersi e ad attaccare che l’uomo teneramente impartisce alla bambina iniziandola alle armi da fuoco e alle arti marziali, possiede in sé quella tragicità eroica quasi classica (vedere per credere la magnifica uscita di scena di Cage dal film) che rende arcaicamente mitologiche alcune storie di Luc Besson: e l’ottimo scontro finale nel loft del cattivone miliardario contro il suo esercito di sgherri richiama per certi versi proprio le sparatorie che amava girare il Besson di qualche tempo fa.
Se un prodotto sotto-ritchieano come Matthew Vaughn è stato in grado di raggiungere una certa solidità di costruzione di queste sequenze, il merito è probabilmente soprattutto dell’intervento di Pietro Scalia al montaggio: come sempre, il lavoro di Scalia sui materiali del girato crea nuove potenzialità e scontri di senso (si veda la sequenza di Kick Ass che incappa nell’inseguimento-pestaggio tra gang), slittamenti dello sguardo che tendono ponti iperbolici tra le immagini (la fantasia erotica ad occhi aperti in classe di Dave sulla sua insegnante di letteratura), avvicinandole a noi e tra di loro.

 

Titolo originale: id.
Regia: Matthew Vaughn
Interpreti: Aaron Johnson, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Chloe Moretz, Nicolas Cage

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 117’
Origine: USA/UK, 2011