Koji Wakamatsu su 11-25 The Day Mishima chose his own faith

Koji WakamatsuLa rivista di cinema francese Allocine ha da poco pubblicato un'intervista realizzata al regista Koji Wakamatsu poco tempo prima della sua morte al Festival di Cannes 2012, dove è stato presentato il suo ultimo film 11-25: The day Mishima chose his own faith. Di seguito riportiamo alcune dichiarazioni del regista nipponico riguardo al film e al suo rapporto con la figura di Yukio Mishima:

 

"Una delle ragioni che mi ha spinto a realizzare questo film è il fatto che non riesco ad accettare quello realizzato da Paul Schrader (Mishima: A life in four chapters). Lo trovo un film oltraggioso nei confronti dei personaggi che non sono stati inclusi, ha cercato di fare un ritratto di Mishima ma non ci è riuscito.

Non volevo mostrare Mishima come un letterato, nonostante sia famoso nel mondo per i suoi libri, ma volevo mostrarne il lato umano. Il suo modo di pensare può essere capito solo dai giapponesi, o per lo meno da alcuni: agli occhi degli stranieri il suo modo di vivere, e soprattutto di morire, il suo suicido, può apparire ridicolo. Ma in Giappone c'è chi pensa che il suo sia stato un gesto rispettabile di cui avere stima.

Non mi interessava mostrare il suo orientamento sessuale: molti sono convinti che fosse omosessuale, io non ne sono certo.  Non volevo che questo aspetto fosse una curiosità morbosa, ciò che mi interessava era concetrarmi sul suo lato virile.

 

Molti giovani non sanno nulla dei fatti avvenuti il 25 Novembre del 1970, per questo ho voluto includere quella data nel titolo. Mishima non avrebbe mai fatto ciò che ha fatto senza il suo entourage, soprattutto senza [Masakatsu] Morita (attivista politico che commise seppuku insieme a Mishima). Penso anzi che Mishima abbia deciso di uccidersi proprio per l'obbligo morale che aveva nei confronti dell'entusiasmo di Morita. Questo è un aspetto molto importante nella cultura giapponese. Mishima si arruolò nella Jieitai (Forze di autodifesa giapponesi) consapevole di andare incontro alla morte. Forse avrebbe voluto essere seguito dai suoi uomini, ma sono praticamente certo che sapesse di morire solo. Credo che tutto ciò si senta nel film.

Non ci sono molti film interessanti in Giappone al giorno d'oggi, soprattutto non ci sono film per adulti. Si vedono solo film animati, storie di cani e gatti o storie tragiche dove la gente muore di cancro. Il fatto che io sia l'unico rappresentante del cinema giapponese a Cannes è vergognoso. Un tempo c'erano grandi film giapponesi, al giorno d'oggi non più". (r.l.)