Kristina, di Nikola Spasic

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“Un proiettile è più morbido di questi dolori” recita la struggente canzone che chiude Kristina di Nikola Spasic. La protagonista da cui il film prende il titolo è una sex worker transgender che riceve i clienti in un appartamento acquistato dopo dieci faticosi anni di attività. Ora quello spazio le appartiene, la rappresenta, come si si evince dal carattere creativo dell’arredo. Gli uomini che vanno e vengono sono costretti a togliere le scarpe ma nonostante tutto rimangono padroni paganti. Gli amici sono flebili ombre senz’anima. Lo spasimante un anacoreta, eterno studente di teologia. È complesso, il mondo di Kristina, eppure molto ordinato. Le giornate scivolano fra un appuntamento e l’altro. Le dinamiche raccontate all’analista durante sedute tramite le quali, afferma la protagonista, “pensavo di capire alcune cose” ma “non mi sono servite a niente”. Sono le esperienze a forgiarci. Infatti, nel momento in cui incontra Markos, sentendosi giudicata, Kristina perde quel poco di sicurezza che mostrava all’esterno. Ma desidera essere amata e così considera la possibilità di vederlo di nuovo. Deve accettare che lui possa non rispettare chi è veramente? Sarà questo processo a portarla fuori di casa, da Belgrado, dalla sua confort zone, solo per capire che bisogna prima di tutto amarsi, valorizzarsi, non importa a quale prezzo. Se è vero che Kristina vive vendendosi, alla fine di questa ricerca dell’altro riesce a non svendere le sue convinzioni, la sua identità.

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L’opera prima di Spasic, sviluppata a partire da un progetto di diploma, congela un melò queer in un quadro algido di totali fissi probabilmente per mettere in luce le gabbie che ci costruiamo da soli. Kristina, scoperta per caso in uno show televisivo, non è attrice ma raggiunge quell’autenticità che si può Congela un melò queer in un quadro algido con Kristina che non è attrice ma raggiunge quell’autenticità che si può ottenere con la fiducia interprete-regista. Concorso. solo con un lungo lavoro sulla fiducia interprete-regista. Le emozioni silenti, unite ai dialoghi in gran parte improvvisati, esplodono nella cornice di immagini ispirate all’impressionismo francese. Questa esperiento di compresenza di documentario osservazionale e ricostruzione pittorica diventa esso stesso materia narrativa, simbolo, sintetizzando la schizofrenia di un presente sempre più sfuggente a regole e tradizioni. Come quelle della padrona di casa che afferma: “Ma come, una donna bella come lei senza figli?”. Kristina ha fatto le sue scelte e deve combattere ogni giorno perché vengano rispettate.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
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