Kubrick ci accompagna verso la 79° Mostra del Cinema di Venezia

Scoperto ,in occasione della celebrazione della prossima edizione della Biennale, il legame sepolto tra Kubrick e la Mostra di Venezia, dove l’allora giovane regista esordì con Paura e Desiderio.

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“Le sarei grato di sapere quale sia stata la ‘reazione‘ al mio film Shape of Fear. Poi, il fatto di cui mi ha informato, ovvero che ‘caratteristiche e lunghezza’ del film hanno impedito di farlo inserire della selezione principale, mi hanno lasciato molto nel dubbio su cosa esattamente lei abbia in mente. E poiché non ho più sentito più nulla di quell’ ’invito speciale in concorso’ di cui lei aveva parlato quando accettò il film, può ben capire lo stato di confusione in cui ora io mi trovo”.

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Si potrebbe partire dal dubbio sollevato da parte di un giovanissimo Stanley Kubrick al Direttore della Mostra Antonio Petrucci nel lontano 1952, per iniziare a raccontare la scoperta del legame fino ad oggi celato tra il regista di cult come 2001: Odissea nello spazio Shining e il Festival di Venezia, scoperto grazie alla consultazione di lettere e documenti dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee in occasione della celebrazione della prossima edizione della Biennale. Una dichiarazione che descrive velatamente una sorta di arrendevole perplessità da parte del giovane regista, all’epoca già uno dei fotografi più apprezzati negli States, che aveva trovato nel Lido il suo ufficiale esordio cinematografico con Paura e desiderio. Anche se successivamente lo stesso Kubrick, visto il poco successo che ha ottenuto la pellicola, ne ha poi denigrato la scarsa qualità, Paura e Desiderio, scritto dal futuro premio Pulitzer Howard Sackler,  ha gettato le basi di alcune delle tematiche che spesso sono state al centro della gloriosa seppur risicata filmografia del regista, come per esempio l’insensatezza della guerra e le irreversibili conseguenze sull’uomo. Allora come è possibile che il film, per giunta l’esordio, di una delle figure più seminali della storia del cinema sia rimasto sepolto nelle dune della grande storia della Mostra per tutti questi anni ?

Sempre grazie alla ricerca e alla consultazione dell’ASAC, dovuta alla scrittura di un libro incentrato sulla storia della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia da parte del prof. Gian Piero Brunetta, è stata ricostruita un’intera discussione per corrispondenza che, non solo descrive il processo di ammissione del film di Kubrick, ma soprattutto le sensazioni e l’organizzazione del Festival di Venezia degli albori. Ad accendere un lume su Paura e Desiderio è stato il distributore newyorkese Joseph Burstyn, talmente estasiato dal film di Kubrick da arrivare a scrivere una lettera all’allora direttore della Mostra Antonio Petrucci:

“Caro dott. Petrucci, un anno fa, quando eravamo insieme a Roma, mi hai chiesto di tenerti informato se io vedessi o sentissi di qualche buon film indipendente originale. Bene, ne ho visto uno! Il titolo del film è Shape of Fear (all’epoca il titolo originale di Paura e desiderio), realizzato da un giovane di 23 anni che si chiama Stanley Kubrick. A mio avviso è uno dei film più belli che ho visto negli ultimi anni, potrebbe suscitare grandi discussioni e potrebbe essere la grande sorpresa del tuo festival”

Petrucci però aveva evidenziato fin da subito i problemi principali nell’inserire il film del giovane Kubrick in concorso ufficiale. La durata di 62′ sicuramente non aiutava la causa del film e la presenza di pellicole come Europa ’51 di Rossellini, Un uomo tranquillo di Ford e Giochi proibiti di Clement (vincitore di quell’edizione), faceva presagire la voglia di rendere la mostra il più memorabile possibile, arrivando così alla scelta di non ammettere i piccoli film indipendenti, come in questo caso, nella sezione principale. Infatti alla fine si è optato nell’inserire Paura e desiderio nella sezione denominata Festival del film scientifico e del documentario d’arte, non venendo così menzionato nel catalogo ufficiale della Mostra di quell’anno, suscitando le perplessità e il rammarico di Kubrick. Una storia che oggi ci fa riflettere sulle modalità e sulla concezione cinematografica dell’epoca. Ma è anche la prova tangibile sull’infinito potere del materiale d’Archivio, scopritore in questo caso di uno degli esordi festivalieri più celati ed equivocabili della storia del cinema.

 

 

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