Kusama – Infinity, di Heather Lenz

Le opere di Yayoi Kusama hanno la capacità di portarti altrove, di farti entrare nel suo universo parallelo e puntinato in cui ogni riferimento conoscibile è perso, e per qualche attimo, mentre la tua mente viaggia tra le sue spesse e possenti pennellate ti sembra di aver avuto finalmente accesso nella mente di quella donna minuta. E il suo universo attrae, ma fa anche paura, le sue reti infinite ti attirano come un ragno nella sua ragnatela e una volta dentro ci rimani incastrato. Kusama nella sua arte ci mette se stessa, ci mette i suoi fantasmi e le sue allucinazioni, la sua malattia e la sua rinascita.
Kusama – Infinity, il documentario diretto dalla regista Heather Lenz, ha l’intento di portare sul grande schermo la storia e l’evoluzione artistica di Kusama, che senza poche difficoltà è riuscita a farsi spazio in una società sessista e razzista come quella degli anni 60 in America. Il documentario mostra il mondo in cui Yayoi nasce e cresce, durante la Seconda Guerra Mondiale, in un paesino chiuso e conservatore del Giappone. Ma il suo talento e la sua dedizione alla pittura erano troppo forti per farsi reprimere dall’educazione genitoriale o dal costume locale.

Trasferitasi a New York conosce la povertà ed entra in contatto con alcuni dei maggiori e più famosi esponenti dell’arte statunitense e specialmente della pop art. Non riuscendo mai a ricoprire un posto di rilievo in questi ambienti, solo per le barriere culturali e la diversità che la separava dagli artisti uomini e americani, Yayoi può dirsi allo stesso tempo come fonte di ispirazione, o peggio, di plagio, degli stessi artisti. La sua arte, così nuova e incontenibile, doveva in qualche modo uscire fuori, proiettarsi dalla tela e dalla stanza, calarsi in un universo suo e magnifico in cui immergersi. Così nascono le stanze a grandezza naturale, le istallazioni scultoree en plein air, le performance, la letteratura, la moda e il design. Incredibile come in ogni suo lavoro si identifichi qualcosa di ignoto, che allo steso tempo ci appartiene, ci ricorda un universo ancora inesplorato ma famigliare, come un déjà vu che costantemente ci attira e respinge, ci incuriosisce e, contemporaneamente, spaventa.

 

Il documentario, grazie a svariate interviste e soprattutto alla raccolta di un numero elevatissimo di opere, si cala interamente nella testa dell’artista, portandoci per poco più di un’ora in un universo altro, in cui con cortesia si viene accolti, e come spettatori si assiste alla sua vita, che è concetto indissolubile di arte per Kusama. Ed è così che il documentario si fa esperienza, e l’esperienza emozione.

Titolo originale: id.
Regia: Heather Lenz
Distribuzione: Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema
Durata: 78′
Origine: USA, 2018

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