La ballata di un piccolo giocatore, di Edward Berger
L’anima in fumo di Colin Farrell vaga tra fantasmi, sensi di colpa e gioco d’azzardo ma affonda allo stesso modo del film. Ugualmente il regista si perde in un’opera estranea al suo cinema. Su Netflix
L’anima in fumo di Colin Farrell tra i neon di Macao è protagonista di La ballata di un piccolo giocatore di Edward Berger (Oscar al miglior film in lingua straniera per Niente di nuovo sul fronte occidentale). Il regista abbandona le trincee, la cappella Sistina di Conclave e gli ambienti, sempre diversi, su cui passeggia il suo cinema e si ritrova nel sudore della Las Vegas d’Oriente.
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Lord Doyle, nobile inglese e ostinato giocatore d’azzardo, è in realtà un ladro irlandese di nome Brendan Reilly. Alloggia in uno sfarzoso hotel di cui non paga il conto da tempo e da cui è costretto a uscire di nascosto per non essere fermato. La vita di Doyle è così divisa tra la fuga dai creditori e l’inseguimento del gioco d’azzardo, in particolare del baccarà, descritto allegramente come “il gioco da carte più veloce del mondo, in cui con una sola puntata si posso vincere e perdere milioni”.
Tutto il film, adattamento dell’omonimo romanzo di Lawrence Osborne (2014), vaga tra fantasmi, sensi di colpa e gioco d’azzardo e si gioca sulla dicotomia realtà-apparenza. Lo spettatore è trascinato tra gli artificiosi interni delle sale da gioco che, inseguendo lo stereotipo, mascherano il vuoto interiore di chi li frequenta.
La ballata di un piccolo giocatore affonda però con il suo protagonista. Le prime sequenze del film sono composte da inquadrature scompigliate, sghembe e che deformano la figura del protagonista tramite superfici specchiate. Insieme ad un voice over malinconico ma determinato e ad una colonna sonora cadenzata ed epica, accompagnano disinvolte Lord Doyle all’ennesimo casinò ma è proprio al suo interno che la storia e il protagonista si perdono.
Colin Farrell non interpreta solo un giocatore, ma un fantasma che si nasconde da sé stesso. Il suo personaggio vaga nel lusso di Macao, solo e spaesato. Il declino e la rinascita del Lord avvengono contestualmente ai festeggiamenti della “Festa del fantasma affamato”, durante la quale si crede che i cancelli dell’oltretomba si aprano e che fantasmi e spiriti vaghino per il mondo dei vivi. Così Doyle si rivela spettro di sé stesso, costretto per sua scelta ad una vita alienata e accesa solamente dalle brucianti perdite al tavolo da gioco. Il protagonista è inoltre scosso e percosso da fantasmi del presente e del passato. Mentre i primi sono il già citato gioco e i debiti con esso contratti, quelli del passato sono rappresentati da Tilda Swinton, investigatrice sapientemente e spassosamente goffa. Nonostante la performance come sempre convincente dell’attrice britannica, anche il suo personaggio è troppo sgonfio per riempire i buchi emotivi del film.
La conclusione, purtroppo, odora di redenzione: Doyle si libera dai suoi fantasmi mentre risale la china e assolve i suoi debiti. L’assenza di colpi di scena nel finale è sgraziatamente coperta dai fuochi di artificio sulla spiaggia di Macao. Il tentativo di analizzare la dipendenza dal gioco risulta tenue così come l’indagine del lato oscuro del vizio e del rischio. Nonostante qualche guizzo creativo, l’opera risulta estranea al cinema di Berger che nelle altre opere è sempre riuscito a mantenere il ritmo e l’interesse per i temi trattati ma che qui sembra vagare un pò come gli spiriti durante la “Festa del fantasma affamato” .
Titolo originale: id.
Regia: Edward Berger
Interpreti: Colin Farrell, Fala Chen, Tilda Swinton, Deanie Ip, Alex Jennings, Alan K. Chang, Jason Tobin, Margaret Cheung
Distribuzione: Netflix
Durata: 101′
Origine: UK, Germania 2025




















