La caduta dei giganti: continua il caso Rogan/Spotify

La piattaforma continua la sua caduta libera, si registrano perdite sia per il gigante dello streaming che per il podcast di Joe Rogan a cui Spotify ha cancellato ben 70 episodi

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Quello che ha creato Neil Young dopo la rimozione della sua musica da Spotify è un vero e proprio caso mediatico. Dopo anni di dominio dei giganti dello streaming il cantautore canadese è riuscito a scoperchiare il vaso di Pandora. Svelando al mondo intero tutte le problematicità date dal poco controllo sui contenuti proposti al pubblico. Durante la settimana abbiamo visto come le parole e le azioni del cantautore abbiano portato artisti e podcaster a seguirlo nell’aspra battaglia. Una lotta che ha portato drastiche perdite per Spotify, ma soprattutto modalità alternative di vendita e fruizione che hanno riportato gli artisti ad avere un maggior controllo sui propri prodotti. Ne è un esempio il sito web personale del rocker canadese, Neil Young Archives, dove con tre tipi di abbonamento differenti è possibile ascoltare ad alta qualità tutta la sua musica.
A giovarne più di tutti però sono stati i concorrenti diretti Apple e Amazon Music. Società che di certo non brillano per la tutela dei diritti e la libertà d’espressione, ma che ospitano ancora il catalogo del musicista, un’alternativa low quality al suo sito web. Una mossa che ha attirato critiche verso Young, accusato da Winston Marshall, ex membro dei Mumford & Sons, di fare “censura laterale” nonostante per tutta la sua carriera sia stato sempre per la libertà di parola e contro l’establishment. Quello che però interessa noi fruitori è che il dominio incontrastato dello streaming che ad oggi rappresenta l’84% dei ricavi, sia stato così tanto messo in discussione da dover trovare nuove strade per la sana convivenza di tutti. Ormai non ci si può più salvare con i disclaimer e la risposta di Spotify non si è fatta attendere. Prima con semplici ammonimenti verso Rogan e tutti i podcaster e qualche giorno dopo con la cancellazione di ben 70 episodi di Joe Rogan Experience.

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Possiamo dire, per le misure prese da Spotify contro Rogan, dalle parole espresse da quest’ultimo che ammette di aver fatto una “cazzata”, dal crollo di abbonati e dalle ulteriori voci che continuano a schierarsi a favore della presa di posizione di Neil Young che il gigante verde ha subito un contraccolpo senza eguali. Neil Young ha fatto matchpoint. Le ultime voci ad essersi aggiunte alla lunga lista pro-Young sono state quelle di David Crosby, suo stretto collaboratore con cui formò, insieme a Graham e Nash, un gruppo musicale nato dai tre gruppi folk più famosi degli anni Sessanta (Birds, Buffalo Springfield e gli Hollies) e India Arie che ha ulteriormente attaccato Joe Rogan. Non solo per la disinformazione sul Covid-19, ma anche per il suo linguaggio estremamente razzista. La cantautrice infatti, nei giorni scorsi, ha pubblicato una raccolta di video dove durante il suo show, l’ex lottatore di arti marziali miste utilizza più volte la n-word e addirittura si riferisce ad un quartiere afroamericano appellandolo come “pianeta delle scimmie”. Joe Rogan e Spotify iniziano a tremare. È sempre più vicina la caduta dei giganti dello streaming?

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