La caduta della casa Usher, di Jean Epstein

Forse è uno di primi horror soprannaturali, dove è sempre più labile il confine tra la ita e la morte. Quasi un’allucinazione avanguardista, forse debitrice dell’Espressionismo tedesco del Surrealismo ma soprattutto capace di influenzare certe atmosfere del cinema di Dreyer (in particolare Vampyr), di quello di Buñuel (che è stato aiuto regista di La caduta della casa Usher) e del successivo cinema gotico hollywoodiano degli anni Trenta e Quaranta.

Un amico va a trovare l’amico Roderick nella sua inquietante dimora degli Usher dove la moglie dell’uomo si sta lentamente spegnendo mentre il marito sta dipingendo il suo ritratto. Dopo la morte della donna, Roderick si rifiuta di seppellire la bara. Poi scoppia un incendio e la donna riappare.

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Alla base c’è il racconto omonimo di Edgar Allan Poe che si fonde con un  altro dello scrittore statunitense, Il ritratto ovale. E in effetti riprendono forma certe atmosfere letterarie, a cominciare dalla presenza delle candele, del pendolo e del corpo che diventa fantasma. Ma soprattutto La caduta della casa Usher privilegia l’elemento percettivo. Sospeso tra ciò che accade e ciò che viene visto soprattutto da Roderick e il suo amico. E si vede già dall’arrivo all’esterno della dimora. Con la presenza della nebbia e del vento. Elementi atmosferici e naturali che possono essere assorbiti anche sulla pelle. Come Epstein aveva già fatto con l’acqua in La belle Nivernais Ma soprattutto la perfetta sintesi di come il cinema possa animare la letteratura. Con gli oggetti che si muovono, con l’uso del ralenti che trasforma ogni immagine in ogni provvisoria ipnosi. La scena dell’incendio, per esempio, produce degli stati visionari che sembrano arrivare da Coeur fidèle. Così come il volto di Madeline nel ritratto sembra fluttuare come quello di Gina Mantès sulle onde del mare di quel film.

Certi procedimenti di La caduta della casa Usher (come l’esposizione multipla e la dissolvenza) arrivano da L’auberge rouge ma qui sono ulteriormente perfezionati. Ma la creazione dell’atmosfera, l’incubo e l’illusione soggettiva, prevalgono sempre sullo sperimentalismo. Gli alberi che si muovono, la sovrimpressione delle candele giganti con l’esterno dove viene trascinata la bara e il fiume, il dipinto che si anima e scompare, hanno oggi proiettano già in quella dimensione dove c’è una forza nascosta dietro ogni immagine. E si crea quella frattura tra ciò che viene visto e ciò che viene immaginato. Con tutta la spinta delirante e straordinaria di un cinema che dondola, proprio come il pendolo. Dalle indicazioni verso la casa Usher e poi nella dimora, c’è già un cinema che non c’è più ma anche tutto quello che viene dopo. Come la villa di Gloria Swanson in Viale del tramonto.

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Titolo originale: La chute de la maison Usher
Regia: Jean Epstein
Interpreti: Jean Debucourt, Marguerite Gance, Charles Lamy, Pierre Hot, Luc Dartagnan
Durata: 61′
Origine: Francia, 1928
Genere: drammatico/horror

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.36 (14 voti)