La casa dei libri, di Isabel Coixet

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro. (Umberto Eco)

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La lettura come immortalità all’indietro. Una libreria come cuore pulsante per un paese addormentato e arido. La Casa dei Libri di Isabel Coixet, equipara l’atto del leggere a quello di abitare una nuova casa: le copertine dei libri sono come i tetti e le mura, le pagine sono il metronomo di nuove esistenze.
La storia è ripresa dal romanzo di Penelope Fitzgerald La Libreria del 1978: nel Suffolk (Inghilterra Orientale) alla fine degli anni 50, Florence Green, vedova di guerra, decide di aprire una libreria sfidando le diffidenze dei concittadini e delle autorità locali. La lucida follia di Florence (Emily Mortimer) trova un alleato nel vecchio misantropo Edmund Brundish (Bill Highy) e nell’aiutante ragazzina Christine (Honor Kneafsey), ma viene contrastata dalla perfida Violet Gamart (Patricia Clarkson) con le armi della burocrazia. La regia è molto attenta a scandagliare la solitudine della protagonista che elabora il lutto richiudendolo nella vita segreta delle parole di Bradbury (Fahrenheit 451) e di Nabokov (Lolita). La lotta di Florence contro le leggi e le censure di regime deriva da una necessità primordiale: dare un senso al proprio dolore e anestetizzarlo con la letteratura.
In un paesino sperduto della provincia orientale, il gesto di Florence assume una valenza rivoluzionaria e preconizza il risveglio della società inglese a metà degli anni 60.

Lo scontro tra attrici è su altissimi livelli: da un lato Emily Mortimer che assume su impercettibili tensioni del viso la immane fatica del fare coincidere il sogno con la realtà; dall’altra la mefistofelica Patricia Clarkson i cui sguardi sono taglienti coltellate di invidia. La resistenza granitica a tutti gli sforzi di Florence simboleggia la tendenza conservatrice del sistema che per auto-mantenersi è disposto a modificare leggi e assoldare avvocati, banchieri e politici. La macchina da presa inquadra prima il lusso delle stanze della nobiltà inglese e poi si sposta sulle pareti umide di una casa in cui sembrano albergare i fantasmi del passato. I primi piani e le lunghe carrellate laterali dei vagabondaggi di Florence rivelano la grande simpatia della regista spagnola per un personaggio che ha intrapreso una guerra impari contro il Leviatano di Hobbes. Alla fine non importa chi vince, il seme della ribellione è stato gettato: Christine tiene in mano il libro Il Ciclone della Giamaica di Warren Hughes e dichiara guerra ai tiranni del sistema.

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Il cinema della Coixet si muove agilmente tra flussi anglosassoni (Frears, Leigh) ed esistenzialismi francesi (Sautet) ma questo subordinare la libertà collettiva a un processo di autodeterminazione individuale regala all’opera una importante connotazione politica.
Vincitore del premio Goya 2018 come miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura non originale, La Casa dei Libri è una piccola storia di grandi sentimenti: l’amore che si trasforma in un progetto culturale, l’amicizia che fa rialzare la testa in un ultimo sussulto di dignità, il coraggio che fa moltiplicare le forze. Isabel Coixet dirige con mano ferma ritagliando le inquadrature in cornici d’epoca dei prosperosi anni 50 inglesi, con l’unico neo delle musiche di Alfonso de Vilallonga (interpretate dalla talentuosa Ala.Ni) che a volte sovrastano le splendide immagini. Non era necessaria questa sottolineatura, bastava la prova attoriale della Mortimer e il suo testimone ideale lasciato in mano alla piccola Christine: leggere è vivere molteplici esistenze in posti dove non hai mai abitato.

Titolo originale: The Bookshop

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Regia: Isabel Coixet
Interpreti: Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Bill Nighy, James Lance, Honor Kneafsey, Frances Barber, Michael Fitzgerald, Reg Wilson, Hunter Tremayne
Distribuzione: BIM e Movies Inspired
Durata: 113′
Origine: Gran Bretagna, Spagna, Germania, 2017