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La corsa a ostacoli di Marty Supreme verso gli Oscar

Più di uno scandalo minaccia uno dei favoriti agli Oscar: un tentato abuso sul set di Heaven Knows What (forse causa della separazione con Benny) e le accuse della famiglia del vero ‘Marty’

La premiazione degli Oscar 2026 si avvicina e vengono rese note le nomination. The Smashing Machine di Benny Safdie ne ottiene una soltanto, al miglior trucco e acconciature. Marty Supreme del fratello Josh, invece, ne colleziona nove: miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior sceneggiatura originale, miglior casting, miglior costume, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior scenografia. Così le aspettative si alzano, i riflettori sono sempre più puntati sul secondo. Ma arriva lo scandalo, che potrebbe addirittura spiegare in altro modo la fine del sodalizio artistico tra i fratelli. Un articolo di Page Six del 26 gennaio accende la miccia, riportando una piccola inchiesta avvenuta grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni anonimi. Ecco la ricostruzione dei fatti.

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Nel 2024 gli ormai celebri e osannati fratelli Safdie, registi statunitensi indipendenti e irriverenti, si separano. A dir loro è una scelta pacifica e presa di comune accordo, naturale e dettata dal fisiologico desiderio di esplorare altri lidi creativi, di ritrovarsi fuori da un binomio. Nel 2025 Benny con The Smashing Machine mentre Josh con Marty Supreme affrontano entrambi il mondo dello sport, sfiorando il biopic (dato che il wrestler e il campione di ping pong protagonisti sono effettivamente ispirati a sportivi realmente esistiti).

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Ma torniamo al 2017, l’anno di Good Time, il film che consacra i Safdie agli occhi del grande pubblico. È noto l’interesse di Josh e Benny nel coinvolgere attori non professionisti nelle loro opere, restituendo un immaginario crudo. Tra questi volti c’è Buddy Duress (che ha debuttato nel 2014 in Heaven Knows What, sempre dei Safdie, interpretando uno spacciatore). In Good Times il personaggio di Duress – realmente dipendente dalle droghe – è un ex galeotto che a un certo punto del film ha un rapporto sessuale con una prostituta.

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Anche l’attrice, Talia Webster, che deve interpretare la prostituta è una non professionista, ed è anche minorenne. Secondo le testimonianze anonime di alcuni impiegati sul set, durante le riprese Duress, a quanto pare alterato dalle droghe, avrebbe fatto delle avance a Webster, calandosi i pantaloni e rimanendo nudo. Sempre a detta dei testimoni, né Josh né Benny sarebbero intervenuti per impedire o sanare il momento di disagio e in particolare è stata sottolineata la mancanza del primo, che era riconosciuto come il vero responsabile sul set. E lo stesso Josh alla fine di quella giornata sarebbe venuto al corrente della minor età di Webster, tenendola per sé.

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Benny invece l’avrebbe scoperto molto dopo, nel 2022, e a causa del processo e dei relativi scandali che hanno coinvolto il divorzio tra Sebastian Bear-McLard, produttore ed ex socio dei Safdie, e l’attrice Emily Ratajkowski – a quanto pare, anche Bear-McLard non avrebbe avuto una condotta molto limpida durante il set di Good Time. Da quel momento sarebbero avvenute varie liti interne tra i fratelli e con Bear-McLard stesso, in cui si sarebbero rinfacciati e rimbalzati le responsabilità dell’accaduto. È questa la faccenda che dovrebbe aver causato la separazione dei Safdie, che non hanno comunque commentato l’articolo, come non l’ha fatto la stessa Talia Webster.

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Lo scandalo della minor età di Webster e della molestia di Duress non sono comunque le uniche difficoltà che sta affrontando Josh Safdie e il suo Marty Supreme. La famiglia del “vero” campione di ping pong (ovvero Marty Reisman) ha dichiarato di non aver mai autorizzato alcun trattamento della sua immagine e della vita privata. Accusano inoltre la produzione di non averne neanche delineato un gran ritratto. In risposta Safdie ha dichiarato che, nonostante alcuni particolari della trama e l’immagine di Reisman stesso, il film è un’opera completamente di finzione.

Josh Safdie e Marty Supreme vengono quindi attaccati su tutti i fronti, proprio nel momento più intenso della corsa agli Oscar. Così, alcuni alludono a un tentativo di boicottaggio, che ricorda anche altri episodi simili, proprio avvenuti nelle scorse edizioni degli Oscar. Tornano quindi alla mente i tweet razzisti della protagonista di Emilia Pérez, Karla Sofía Gascón, e l’impiego dell’AI nella scrittura dei dialoghi nella sceneggiatura di The Brutalist.

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