"La costa del sole" di John Sayles

Tra le voci più interessanti del panorama indipendente del cinema statunitense, quella di John Sayles si contraddistingue per la sua continuità, per la sua ineccepibile adattabilità e versatilità. Filmmaker completo, Sayles, è uno di quegli personaggi assoluti (regista e sceneggiatore, ma anche romanziere e musicista, con un passato artistico che va da Roger Corman, passando per i video musicali di Bruce Springsteen, fino alla rielaborazione personale del mito della frontiera) che credono ancora oggi, a dispetto delle irriverenti nuove tecnologie, nella magica arte di raccontare una storia, discepolo di una lunga tradizione del mondo culturale americano.



Il film di John Sayles (penalizzato ancora una volta da una indiscriminata data di uscita) è un capolavoro di sintassi e di fluidità, di umanità e di candore, di straordinaria coerenza estetica e strutturale. Un cinema di altri tempi, dove riecheggiano le influenze di quei maestri che ne hanno segnato il cammino e dove la realtà delle immagini si rivela poco a poco e solo in una minima parte, mentre il resto rimane intatto come un universo ancora da scoprire.


La costa del sole è solo l'ultimo capitolo del regista nato e cresciuto sulla costa orientale, un ulteriore tassello che si aggiunge alla sua corposa filmografia orientata verso la definizione di un cinema inteso come arte suprema del racconto e dove i personaggi sono così reali, così veri, da sembrare usciti da un documentario.


Sayles mette in discussione la realtà della piccola comunità, questa volta nella soleggiata Florida rielaborando attraverso le esistenze dei personaggi un complesso intreccio di vicende e di motivazioni, di attese e di delusioni, tra verità e menzogna. La logica del racconto si sovrappone alla frantumazione della personalità dei personaggi che vagabondano, che rimangono intrappolati, che tentano di sopravvivere e di amare, che tentano di essere liberi e di cambiare. La spaccatura che si crea fra insiders (tra coloro che vivono nella comunità) e outsiders (quelli che non ne fanno parte) diventa una divisione insanabile, dolorosa che non risparmia nessuno che si ritrova a fare i conti con il proprio presente.


La costa del sole non è solo un magnifico affresco corale, è un'istantanea su un mondo che è già mito dove il regista non pone la parole inizio e fine, non si trasforma in deus ex machina, ma lascia che il loro destino si compia altrove non permettendo allo spettatore, di partecipare, ma solo di immaginare. John Sayles ancora una volta esplora il complesso mondo delle contraddizione della società americana tra apparenze, comportamenti equivoci e scelte sofferte, in un universo dove proprio perchè non esiste una tradizione bisogna inventarla (uno dei personaggi si lamenta proprio della difficoltà di inventarla). Tutto viene ri-creato, ri-modellato secondo le nuove esigenze, e i propri bisogni in un continuo alternarsi tra passato e futuro alla ricerca di una propria identità fino a quando un inaspettato colpo di scena finale rimette in discussione quello che sembrava ormai lo scontato epilogo.


 


Titolo originale: Sunshine State
Regia: John Sayles
Sceneggiatura: John Sayles
Fotografia: Patrick Cady
Montaggio. John Sayles
Musica: Mason Daring
Scenografie: Mark Ricker
Costumi: Mayes C. Rubeo
Interpreti: Jane Alexander (Delia Temple), Angela Bassett (Desiree Perry), Gordon Clapp (Earl Pinkney), Edie Falco (Marly Temple), Miguel Ferrer (Lester), Timothy Hutton (Jack Meadows), James McDaniel (Reggie Perry), Mary Steenburger (Francine Pinkney)
Produzione: Maggie Renzi per Sony Puctures Classics
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 140'
Origine: Usa, 2002