La divina di Francia – Sarah Bernhardt, di Guillaume Nicloux
Un biopic pittorico, tra cronaca e immaginazione, che si esalta nella sua costante ricerca della forma, per poi smarrirsi in una narrazione poco sorprendente. La Kiberlain il vero magnete del film.
Il nuovo film del regista Guillaume Nicloux racconta la vita e l’anima di una grande attrice teatrale dell’Ottocento, Sarah Bernhardt, un’icona che ha attraversato la Belle Époque imprimendo il suo nome nella memoria collettiva come “la Voce d’oro” e “la Divina”. La sua fama ha oltrepassato i confini del teatro, proiettandola in un universo di tournée trionfali e di scandali, di libertà e di leggenda. Musa di Victor Hugo, amata e contesa da geni come D’Annunzio, Wilde e Zola, e infine specchio riflesso di Eleonora Duse, recentemente raccontata nel film di Pietro Marcello, Duse (2025).
1915. Colpita da una tubercolosi ossea al ginocchio, la grande attrice Sarah Bernhardt è costretta a farsi amputare la gamba destra. Al termine di un’operazione delicata ma riuscita, riceve le visite successive dei suoi cari, tra cui il giovane cineasta Sacha Guitry, che cerca di svelare il segreto della relazione tra Sarah e suo padre Lucien. È l’inizio di una lunga confessione su ciò che, vent’anni prima, aveva fatto precipitare il destino della “Divina”.
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Dopo aver raccontato le storie esoteriche e tragiche di L’eletto (2006) e Valley of Love (2014), Nicloux sceglie qui di ritrarre Sarah Bernhardt attraverso la cronaca, facendo leva sull’immaginazione a tal punto da sembrare poco interessato ai fatti, restando fedele a un’unica verità, ovvero al magnetismo indecente di una donna così affascinante da spingerti a perdonarle tutto. La divina di Francia. Sarah Bernhardt non è infatti un biopic tradizionale, ma un ritratto poetico che alterna realtà e sogno, e che si concentra su due momenti chiave, la consacrazione artistica del 1896 e la malattia che condurrà Bernhardt all’amputazione di una gamba.
Con ritmo di montaggio veloce, rapidi flashback, il regista francese realizza un film pittorico che si esalta con la ricerca dell’inquadratura e della fotografia, firmata da Yves Cape, e con la qualità della ricostruzione d’epoca con scenografie, costumi e trucco, ma che allo stesso tempo rifiuta la precisione filologica a favore dell’emozione dando ancor più voce a ciò che lui stesso afferma: “Il cinema non ha l’obbligo di essere autentico, e l’accuratezza documentale non sempre favorisce l’empatia o l’emozione. Mi interessava sognare con lei, catturarla nello spirito del suo tempo”. Così anche l’immaginaria relazione tra Sarah Bernhardt e il collega Lucien Guitry diventa strumento narrativo per indagare il lato umano dietro il mito. La sceneggiatura, firmata da Nathalie Lautherau, accompagna il regista in questo viaggio nella memoria di cui il momento più riuscito è proprio l’inizio, che mostra l’agonia di Bernhardt attraverso una teatralità del gesto e della scenografia che cresce fino a quando, fuori campo, si odono gli applausi di un pubblico. Dopo questo inizio brillante, però, il film scivola in una narrazione poco sorprendente, fatta di amori ripetuti e apparizioni di personaggi famosi senza reale profondità.
A distinguersi da tutti è Sandrine Kiberlain, il vero magnete del film. Il suo è un esercizio da funambola, che tenta senza sosta di rimanere in equilibrio su un filo che oscilla pericolosamente. L’attrice si abbandona a questo ruolo, riproducendo con fedeltà le emozioni tempestose di Bernhardt e l’arte della declamazione più grande del vero. “Era una donna senza limiti – racconta – dormiva in una bara, viveva tra animali selvatici, non conosceva la paura. La sua libertà non era una posa, era la sua natura”. Kiberlain non imita la Bernhardt, ma la reinventa, trovando un equilibrio tra teatralità e vulnerabilità, tra la fragilità del corpo e l’eternità del mito.
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Titolo originale: Sarah Bernhardt, la divine
Regia: Guillaume Nicloux
Interpreti: Sandrine Kiberlain, Laurent Lafitte, Amira Casar, Pauline Etienne, Mathilde Ollivier, Laurent Stocker, Grégoire Leprince-Ringuet, Clément Hervieu-Léger, Sébastien Pouderoux, Théodore Le Blanc, Alix Blumberg dit Fleurmont, Sylvain Creuzevault, Arthur Mazet, Arthur Igual
Distribuzone: Wanted Cinema
Durata: 98′
Origine: Francia, Belgio 2024























