La fortuna di Nikuko, di Ayumu Watanabe

Filtra una storia di transizione attraverso il dualismo madre-figlia. È empatico e umano, ma rischia di perdersi nei meandri dell’orizzonte ghibliano, di cui ricerca con armonia le referenze emotive

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Al centro di La fortuna di Nikuko emerge la chiara volontà dello Studio 4ºC, e del suo attuale regista di punta Ayumu Watanabe, di giocare sul terreno della linearità formale. Di calare cioè storie semplici all’interno di una cornice di genere propriamente convenzionale, in cui (ri)trovare (e forse, far ritrovare al pubblico) una costellazione di referenze emotive da collegare al nucleo narrativo del racconto. Le continue citazioni all’iconografia campestre de Il mio vicino Totoro o alla cittadina balneare di Kiki – Consegne a domicilio diventano qui lo spazio di cristallizzazione dei riferimenti culturali, e insieme la porta d’accesso al cuore identitario della narrazione, che analogamente ai suoi predecessori porta in sé le tracce del coming-of-age. Tutto in direzione di una storia di transizione giovanile, che rilegge il percorso di formazione attraverso il rapporto dualistico madre-figlia.

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Si parte allora dalle due figure femminili, vero (e unico) centro d’indagine da cui La fortuna di Nikuko irradia i suoi significati all’insegna di una (apparente) disparità di percorsi. Ma come in tutti i buoni racconti di formazione, la distanza esistenziale, fisica e caratteriale tra la madre (la Nikuko del titolo) e la figlia (l’undicenne Kikuko) è solo il sintomo di un rapporto ancora acerbo, che dovrà essere consolidato in vista della necessaria crescita filiale. E nonostante le due donne siano legate da un sentimento profondo, per il resto sembrano occupare poli opposti. L’una, la madre, dopo essersi trasferita in una cittadina balneare per una serie di delusioni d’amore, affoga i dispiaceri nel cibo. È ingombrante, ingenua e sempre pronta alla risata. Ogni errore è per lei l’incipit di un nuovo sbaglio, e insieme la cifra della sua stessa estroversione. Un ritratto da cui la figlia si allontana notevolmente. Alla spensieratezza emotiva della bizzarra figura materna, corrisponde infatti la sottrazione emozionale di Kikuko. Mentre una è immune al cambiamento, l’altra cerca continuamente il suo posto nel mondo. Nei tratti iconografici, come in quelli comportamentali, i due personaggi sembrano così separati da una distanza siderale, incolmabile solo all’apparenza. Quel che separa in superficie la figlia dalla madre è infatti il terreno stesso su cui Watanabe staglia il recupero dei legami primari, intesi come propulsori unici del percorso formativo della giovane protagonista. È solo disinnescando la distanza in funzione di una maggiore prossimità esistenziale, che Kikuko può finalmente (imparare a) crescere, e abbracciare la maturazione sotto il segno di una relazione madre-figlia più naturale e genuina.

E per quanto La fortuna di Nikuko faccia del coming-of-age la cornice di riferimento delle sue significazioni, a tratti sembra mancare sia di personalità che di profondità estetico-narrativa. Siamo lontani dagli incredibili esordi dei suoi produttori, quando lo Studio 4ºC produceva i formalismi avveniristici di Memories o svezzava con Noiseman Sound Insect (1997) e Mind Game (2004) il più grande genio creativo dell’animazione contemporanea, cioè Masaaki Yuasa. Tanto che Watanabe qui rifiuta anche lo splendore immersivo del suo precedente I figli del mare, in favore di un racconto semplice e empatico, che immerge i suoi stravaganti personaggi in un clima di appagante e aproblematica serenità. Il richiamo al vento caldo del Ghibli diventa allora la base armonica di relazioni profondamente umaniste, svuotate degli aspetti più oscuri e conflittuali in virtù di un orizzonte emotivamente conciliatorio.

Titolo originale: Gyokō no Nikuko-chan
Regia: Ayumu Watanabe
Voci: Shinobu Otake, Cocomi, Natsuki Hanae, Ikuji Nakamura, Izumi Ishii, Atsushi Yamanishi, Yuichi Yasoda, Matsuko Deluxe, Riho Yoshioka, Hiro Shimono
Distribuzione: Nexo Digital, Dynit
Durata: 97′
Origine: Giappone, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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