"La frode", di Nicholas Jarecki

la frode

È un esordio nel segno dei padri quello del giovane regista: padri cinematografici da ricordare ( e padri shakespeariani da raccontare. Tutto calibrato, tutto al momento giusto, tutto ben recitato…forse è proprio questo che manca: quella sana anarchia dei figli che Jarecki tiene un po’ troppo imbrigliata

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La frodeÈ un esordio nel segno dei padri quello del giovane Nicholas Jarecki. Padri cinematografici da ricordare (atmosfere cupe anni ’70, da Lumet a Pakula) e padri shakespeariani da saper ancora raccontare (un Richard Gere che incarna la potenza del genitore che fa la Legge). Lo sfondo è quello della crisi economica attuale e del capitalismo finanziario esasperato – ormai un vero e proprio sottogenere del cinema americano – che schiaccia ogni prospettiva umana sull’altare dell’interesse immediato, dei numeri, del denaro. Robert Miller (interpretato da un efficace Gere) è un moloch della finanza che guida un impero all’apparenza inattaccabile, ma che nasconde più di una falla dietro la sua manifestata aspirazione a “sentirsi Dio”. Arbitrage (la frode del titolo italiano) è l’escamotage di bilancio che si sfrutta per vendere la società al miglior acquirente spacciandola per sana. Sopraggiunge l’imprevisto però, un incidente stradale in cui rimane coinvolta la giovane amante (curiosa e azzeccata scelta di cast: Laetitia Casta) con la conseguente fuga di Robert dal luogo della tragedia…gli scheletri nel suo armadio si infittiscono.

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Questo è un film che s’inserisce chiaramente in una solida concezione di genere, si va dal thriller paranoico all’indagine del poliziesco classico sino al melodramma, immergendo tutti questi umori in uno stile registico ovattato e geometrico nel suo inappuntabile incedere. L’intento del regista/sceneggiatore è quello di configurare la virale potenza della menzogna che schiaccia i più deboli e preserva i più potenti, almeno nelle sue conseguenze più immediate. E il bel personaggio del detective Bryer interpretato da Tim Roth, con evidentissimo omaggio al Quinlan di Welles, incarna e smaschera nel contempo una deriva morale dei nostri tempi difficilmente arginabile. L’unica condanna seria ed inequivocabile possono essere i severi occhi di una figlia (Brit Marling, dopo il film di Redford, di nuovo nel ruolo di figlia che sconta le colpe dei padri) che guardano e giudicano.

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Tutto calibrato, tutto al momento giusto, tutto ben recitato. Forse è proprio questo che manca al film: quella sana anarchia dei figli che Jarecki tiene un po’ troppo imbrigliata. Ne vien fuori un film paradossalmente neutro a livello emotivo pur toccando probabilmente uno degli archetipi più potenti della tragedia classica: il confronto col padre. Ecco: spiace che il personaggio di Tim Roth non abbia avuto più peso nel film, spiace che il suo occhio oltre le regole sia stato troppo presto liquidato. La Frode resta comunque una buona opera prima, l’esame superato di ammissione al genere, nella speranza che in futuro Jarecki possa trovare strade più originali. O, più semplicemente, una sua strada.

 

Titolo originale: Arbitrage

Regia: Nicholas Jarecki

Interpreti: Richard Gere, Tim Roth, Susan Sarandon, Monica Raymund, Brit Marling, Laetitia Casta, Josh Pais

Origine: USA, 2012

Distribuzione: M2 Pictures

Durata: 107’

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