La Germania tassa lo streaming e investe nel cinema
Il governo tedesco introduce nuovi obblighi fiscali per le piattaforme di streaming digitale, con una misura che punta a riequilibrare il mercato, per sostenere la produzione audiovisiva nazionale
Mentre lo streaming continua a ridefinire le abitudini di consumo audiovisivo, la Germania introduce un nuovo contributo a carico delle piattaforme digitali, destinato a finanziare il cinema e la produzione audiovisiva nazionale. Una misura che punta a riequilibrare un mercato in cui lo streaming cresce rapidamente, mentre il cinema fatica a reggere la concorrenza. Secondo questo provvedimento le piattaforme di streaming video, tra cui Netflix, Amazon Prime Video e Disney+, dovranno versare almeno l’8% del fatturato realizzato in Germania per finanziare il cinema locale. Il contributo obbligatorio riguarderà anche le emittenti televisive tedesche. In parallelo, il governo tedesco ha concordato un finanziamento pubblico pari a 250 milioni di euro l’anno, con l’obiettivo di rafforzare l’industria audiovisiva e creare nuovi posti di lavoro nel settore creativo. “Con il raddoppio del sostegno economico al cinema, gli investimenti aggiuntivi vanno a beneficio dei cineasti tedeschi e garantiscono i loro posti di lavoro” ha dichiarato il ministro delle Finanze Lars Klingbeil. Su impulso del Ministro di Stato per la Cultura Wolfram Weimer, l’introduzione dell’imposta digitale ha non solo l’obiettivo di garantire commesse per l’industria audiovisiva nazionale, sostenendo il settore creativo, ma anche di contrastare quello che Weimer definisce il potere monopolistico delle gradi realtà dello streaming internazionale. Il modello di riferimento è quello austriaco, che dal 2020 applica una tassa del 5% sui servizi pubblicitari online, ma non si tratta di un caso isolato: anche la Francia impone dal 2021 alle piattaforme di streaming di destinare almeno il 20% del fatturato generato nel Paese al finanziamento della produzione di opere cinematografiche.

Non mancano però le polemiche all’interno della coalizione di governo. La ministra dell’Economia Katherina Reiche ha respinto l’ipotesi di una tassa digitale sulle Big Tech statunitensi, sostenendo che “non dovremmo parlare di più, ma di meno barriere commerciali”. Sul fronte internazionale, anche Donald Trump ha fatto sapere di non gradire l’iniziativa, lasciando intendere possibili contromisure. Secondo Weimer, tuttavia, l’esperienza austriaca rimane positiva e dimostra che i consumatori finali non avvertirebbero aumenti significativi dei prezzi. La Germania prova così a sfidare il potere delle Big Tech. Resta da capire se il progetto riuscirà a reggere l’impatto delle pressioni politiche ed economiche internazionali.





















