“La kryptonite nella borsa”, di Ivan Cotroneo

la kryptonite nella borsaNapoli 1973. In una famiglia tipica partenopea si vive tutti insieme. Peppino Sansone ha 9 anni, e appunto una famiglia affollata e piuttosto scombinata, con un cugino più grande, Gennaro, che si crede Superman. Le giornate di Peppino si dividono tra il mondo folle e colorato dei due giovani zii Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero De Rienzo), fatto di balli di piazza, feste negli scantinati e collettivi femminili, e la sua casa dove la mamma (Valeria Golino) si è chiusa in un silenzio incomprensibile per i suoi cari e il padre (Luca Zingaretti) che cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia. Quando però Gennaro muore, la fantasia di Peppino riscrive la realtà e lo riporta in vita, come se il cugino fosse effettivamente il supereroe che diceva di essere. È grazie a questo amico immaginario, a questo Superman napoletano dai poteri “discutibili”, che Peppino riesce ad affrontare le vicissitudini della sua famiglia e ad accostarsi al mondo degli adulti. Ivan Cotroneo, sceneggiatore di Ferzan Ozpetek per Mine vaganti (Globo d’Oro), di Luca Guadagnino in Io sono l’amore e Renato De Maria per La Prima linea, autore televisivo del successo Tutti pazzi per amore, traspone il suo omonimo penultimo romanzo (ne ha scritti quattro per la Bompiani), per il suo esordio alla regia cinematografica.
 
Questa notizie sono ricavabili dalla sintetica scheda sul regista, che gira un po’ su tutti i siti di cinema ed anche sui diversi quotidiani nazionali. Probabilmente però ci sarebbero almeno altri due dati da non sottovalutare per provare ad avvicinarsi  a questo cinema: la passata collaborazione di Ivan Cotroneo con Pappi Corsicato e la sua sceneggiatura per Questo piccolo grande amore di Riccardo Donna, film del 2008, colpevolmente sottovalutato. Non la kryptonite nella borsasarà quindi “pop” questo cinema, nonostante l’evidente lavoro cromatico e le ambientazioni “fricchettone” che alcuni protagonisti del film frequentano (quando/quanto Virzì?), nonostante frammenti musical che si incagliano nel cuore dei personaggi, affranti, delusi, esaltati, divertiti, respinti, immaginari. Allora potremmo considerarlo uno sguardo nostalgico? Si potrebbe pensare alla kryptonite come alla paura di volare pur senza saper saltare? E’ interessante come Ivan Cotroneo provi a colmare, proprio quando sembra svuotare senza freni il suo campo d’azione, dalle passioni, il cinema statuario del facile umorismo “consentito” e gioca con il guscio vuoto delle parti, dei ruoli di amante, moglie, marito (e di padre e madre), figlio, nipote, con una disarmante e forse ingenua esplicità, oscillante tra convenzionalità e profonda sfida a essa, sia sul piano cinematografico sia su quello sociale. Nel quadro di famiglia la cornice separa quasi totalmente l'immagine da tutto ciò che non è immagine. Definisce quanto da essa inquadrato come mondo significante, rispetto al fuori-cornice, che è il mondo del semplice e troppo ancora falso vissuto. Insomma Ivan Cotroneo pare ancora trovarsi più a suo agio come sceneggiatore piuttosto che regista cinematografico, perché da l’impressione di fermarsi a metà del guado, proprio nella terra di mezzo, quella più italica del cine(ma)tv, in cui spesso si è avari di tormenti interminabili, ma nello stesso tempo indulgenti tra i “siparietti”, che non si da il dovuto ma ci si lascia insolentire o divertire, che ormai sono la stessa cosa… quasi.                   

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Regia: Ivan Cotroneo
Interpreti: Luca Zingaretti, Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Libero de Rienzo, Luigi Catani, Vincenzo Nemolato, Fabrizio Gifuni
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 98'
Origine: ITA, 2011