La legge del mercato, di Stéphane Brizé

Come filmare il rapporto tra l’individuo e il mondo del lavoro? La legge del mercato, il gran bel film francese passato in concorso a Cannes 2015, più che mostrare il disagio, lo filma come effetto sulle reazioni del protagonista. A 51 anni, dopo essere stato disoccupato per 20 mesi, Thierry inizia un nuovo lavoro che lo mette però davanti a un dilemma morale. Può fare finta di niente e subire i suoi crudeli meccanismi oppure no?

vincent lindon in la legge del mercatoStéphane Brizé, al settimo lungometraggio, lavora ancora sul corpo di uno strepitoso Vincent Lindon, premiato come miglior attore sulla Croisette, dopo Mademoiselle Chambon e soprattutto l’ottimo Quelques heures de printemps in cui è un uomo che torna a vivere con la madre dopo aver scontato 18 mesi di carcere e scopre che la donna è affetta da un male incurabile.

Il film è come suddiviso in diversi quadri, di diversa durata. Macchina da presa fissa o che si muove impercettibilente, lo stesso senso di chiusura del film precedente dove il rigore del piano è già un elemento che nega ogni via di uscita. Anzi, costringe Thierry a stare anche troppo vicino agli altri personaggi, come attaccato, come se oltre le parole si sentisse anche il peso della presenza fisica. Tutta l’ultima parte, dove clienti e dipendenti vengono controllati nella stretta stanza del centro commerciale, trascina davvero dentro la claustrofobia di una situazione dove il protagonista si trova sul limbo, tra l’essere dentro e fuori il sistema. Tra questi il piano dell’uomo anziano, che ha sottratto della merce ma non si può permettere di pagarla, segno delle difficoltà sempre più crescenti che contagiano l’individuo comune, con una potenza documentaristica efficace come quella dei migliori lavori sulla crisi economica. E questa traccia attraversa tutto il film e anche nel modo di filmare gli ambienti non si avverte nessuna manipolazione da set. Lindon infatti è l’unico attore professionista in mezzo ad altri che non lo sono: agenti della sicurezza, banchieri, cassiere. E la sfera professionale convive anche con quella umana. La dimensione intima prevale prima di tutto: le scene a cena col figlio disabile, i corsi di ballo.

“Quante gocce d’acqua ci sono in un bicchiere vuoto?” chiede il figlio ai genitori. Forse è una domanda decisiva che s’inquadra col senso di tutto il film. Vincent Lindon è come un cavaliere che si muove nel deserto. Recita ancora più con i gesti e i silenzi che con le parole. Solo Jean Gabin, prima di lui, era capace di farlo con questa naturalezza. Ma è anche un pugile che riceve colpi ma poi non si tira indietro per darli.
Un’altra variazione rispetto ai Dardenne di Due giorni, una notte o Laurent Cantet di A tempo pieno. Un po’ più freddo di questi due film ma non per questo meno intenso.

 

Titolo originale: La loi du marché

Regia: Stephane Brizé

Interpreti: Vincent Lindon, Karine de Mirbeck, Matthieu  Schaller, Yves Ory, Xavier Mathieu

Distribuzione: Academy Two

Durata: 93′

Origine: Francia 2015