La magnifica preda, di Otto Preminger

Matt Carter, un agricoltore che vive solo col figlio Mark, salva dal fiume un uomo e una donna. Il primo gli prende cavallo e fucile, per recarsi in città a registrare la proprietà di una miniera vinta al gioco. La donna, May, (Marilyn Monroe) resta invece con Matt. Fuggiti per un attacco indiano, i tre riescono a raggiungere la città, dove ritrovano l’avventuriero. La resa dei conti viene risolta da Mark. May resterà per sempre con Matt e il bambino. È una delle interpretazioni più sofferte e faticose di Marilyn Monroe, per i rapporti non facili con il regista, ma soprattutto per problemi personali che in quel periodo attanagliavano la star. Marilyn, che dopo il successo del film girato l’anno precedente, Gli uomini preferiscono le bionde, era ormai una cantante affermata, ripropone in questo film il suo stile sensuale e inimitabile, interpretando quattro canzoni. E l’amore scorre sul fiume, verrebbe da dire, perché non solo il fiume è probabilmente il protagonista in primis dell’opera, ma anche perché sul fiume vengono girate sicuramente le scene più belle e rappresentative della storia, come il memorabile viaggio lungo il corso, intrapreso dagli interpreti.

Nel pieno dell’età dell’oro, ci si ritrova al cospetto di una sfida infernale: primo western per il regista, per giunta, lavoro su commissione poco gradito, anche per la forte imposizione della diva che oltretutto disprezzava il ruolo, tra il volto struccato, spacchi vertiginosi e scene ammiccanti, come il massaggio sotto la coperta o i vestiti bagnati ai punti “giusti”. Non c’è verso, Otto Preminger non conosce antefatti, o quantomeno il suo cinema si scopre troppo presto, per gli analisti sofisticati e terribilmente cronologici e filologici. Robert Mitchum perchè quasi violenta Marilyn? Niente lascerebbe presagire l’accaduto, niente giustificherebbe la drammaturgia. Ma Otto Preminger risponde con la burrasca, le rapidi, la violenza dell’acqua e della natura… umana. Il non ritorno, in fondo cos’è per Preminger, se non la spasmodica consapevolezza dell’irreversibilità immaginifica: Proprio nel nodo che stringe il tempo allo spazio ha radice il dolore del non ritorno. Il non ritorno è l’anima ferita del nostalgico.

 

Titolo originale: River of no Return
Regia. Otto Preminger
Interpreti: Robert Mitchum, Marilyn Monroe, Rory Calhoun, Tommy Retting, Douglas Spencer
Durata: 100’
Origine: USA, 1954
Genere: Western, avventura

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