La mappa delle piccole cose perfette, di Ian Samuels

Un teen-movie elaborato, soffocato dalla scrittura e da un citazionismo ripetuto, da Ricomincio da capo a I banditi del tempo. Da un racconto di Lev Grossman, qui anche sceneggiatore. Su Prime Video

Non tocca solo a Bill Murray rivivere il giorno della marmotta in Ricomincio da capo. Anche Mark, un ragazzo adolescente, è bloccato in un loop temporale e si ritrova a fare le stesse azioni nell’arco della stessa giornata. La routine della sua esistenza viene interrotta dall’incontro con Margaret, una ragazza misteriosa che sembra nascondere qualcosa e che si ritrova nella sua stessa condizione. Tra i due c’è subito complicità. Ma i sentimenti che il ragazzo prova per lei non sembrano ricambiati.

Tratto dal racconto di Lev Grossman, anche autore della sceneggiatura, La mappa delle piccole cose perfette è un teen-movie s’impantana nel suo esibito citazionismo e la sua soffocante scrittura. Da una parte, oltre al film di Ramis che entra continuamente in gioco (“Non c’è un film con Bill Murray bloccato nello stesso giorno”), c’è anche la visione ripetuta di I banditi del tempo di Gilliam. Lo schema è questo: per fare un film sul tempo, si prendono due film famosi che giocano col tempo così non si prende nessun rischio. In questa struttura così elaborata, i protagonisti di La mappa delle piccole cose perfette rischiano di annegare, manipolati in uno schema – quello che poi si esplicita con il disegno di Mark – in cui sono spesso intrappolati. Come nel film precedente di Ian Samuels, Sierra Burgess è una sfigata, anche questa è la vicenda di due figure isolate. Sono filmate come alieei ma il cineasta prima tocca poi fugge da una dimensione fantascientifica. Preferisce mettere in atto il giochino delle azioni che si ripetono, con anche un tocco un po’ new age per mettere a fuoco i sentimenti dei due protagonisti. Con loro bisognerebbe immedesimarsi. Invece ci si tiene a distanza. “Non voglio cogliere l’attimo. Voglio solo che l’attimo colga me” afferma Margaret. Anche nei dialoghi, si vuole sottolineare quanto loro due possono essere speciali. Per non farsi mancare nulla, si parla anche delle persone che muoiono e compiono gli anni ogni giorno. Il loro sguardo sul mondo che li circonda (anche quello familiare) toglie di torno tutto il resto e i personaggi secondari diventano puri ruoli di contorno.

Samuels vuole uscire dai territori del genere e creare qualcosa di più complesso. Ma non ha la profondità di Chbosky nel mostrare tutte le ferite di Charlie in Noi siamo infinito. Fa finta di lasciare volare i suoi personaggi (l’entrata nel negozio di dischi, poi nella cuvcina e nella sala del ristorante) ma li fa girare ripetutamente solo su una giostra. E offusca il potenziale dei volti di Kathryn Newton e Kyle Allen. Lei si è messa già in luce come l’adolescente inquieta e sorella del protagonista in Ben Is Back e della ragazza assassinata in Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Lui lo vedremo prossimamente nel remake di West Side Story diretto da Spielberg. C’è solo un momento di autentico abbandono nella scena sul volo per Tokyo. Ma anche questo era un viaggio troppo rischoso che La mappa delle piccole cose perfette non si è sentito di affrontare. Come nel disegno, tutti gli elementi devono tornare al loro posto.

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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Titolo originale: The Map of Tiny Perfect Things
Regia: Ian Samuels
Interpreti: Kathryn Newton, Kyle Allen, Jermaine Harris, Anna Mikami, Josh Hamilton, Cleo Fraser
Distribuzione: Prime Video
Durata: 98′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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